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Ancora bombe a Damasco

· Colpita la periferia nord-orientale ·

Bombe su Deraa nella regione a sud di Damasco (Afp)

Ancora violenze a Damasco. Ieri un intenso bombardamento ha colpito la periferia nord-orientale della capitale. Si è trattato di una grave violazione della tregua, la peggiore da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco dallo scorso dicembre. Nel bombardamento — riferiscono fonti dell’opposizione — sono stati lanciati in tutto 17 razzi. Numerosi civili sono morti. Nel quartiere sono presenti forze ribelli: i moderati dell’Esercito siriano libero e il gruppo islamista Haiat Tahrir Al Sham. E intanto ieri la Turchia ha presentato agli Stati Uniti due piani diversi per condurre un’operazione militare congiunta per liberare la città di Raqqa, roccaforte jihadista nel nord della Siria. Il governo turco ha ripetutamente sostenuto che l’operazione su Raqqa deve essere condotta da forze arabe locali, possibilmente con il sostegno di truppe turche, senza includere unità curde. Per Ankara i miliziani curdi siriani sono infatti alleati del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e quindi terroristi. In un incontro ieri alla base aerea di Incirlik in Turchia, il capo di Stato maggiore turco Hulusi Akar e il suo omologo americano Joseph Dunford hanno discusso dei due piani per riconquistare Raqqa. L’opzione preferita da Ankara prevede che le forze speciali turche e americane, sostenute da ribelli siriani moderati, entrino in Siria attraverso Tel Abyad, attualmente in mano alle milizie curde. Tale piano richiederebbe che gli Stati Uniti riuscissero a convincere la milizia curda a concedere alle forze sostenute dalla Turchia il territorio di confine sotto il loro controllo. Una seconda opzione, meno probabile, sarebbe invece quella di andare verso Raqqa tramite la città siriana di Al Bab.

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