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Anche se deraglia
non si ferma

· «Il treno dei bambini» di Viola Ardone ·

Una straordinaria storia di solidarietà nell’Italia del 1946

C’è un treno che parte da Napoli. Nei suoi vagoni tanti bambini, puliti, con cappotti e scarpe nuove, i capelli in ordine. Devono abbandonare la famiglia, la mamma, il papà, i fratelli perché al Sud nel 1946 non c’è da mangiare e qualcuno ha pensato di mandarli in un’altra parte d’Italia dove la guerra c’è stata, ma di fame non si muore. Vanno in Emilia dove saranno accolti da nuove famiglie che per un anno si occuperanno di loro, li cureranno, li faranno studiare.

Amerigo ha otto anni, lascia a Napoli la mamma Antonietta, la stanza nel basso, la foto del fratellino morto per broncopolmonite, i vicini, il fantasma di un padre che è partito e non è ancora tornato, una vita di vagabondaggi, scoperte e giochi nella città che la guerra ha dilaniato. Su quel treno comincia un’avventura. Il bambino non sa che cosa l’aspetta, non sa se incontrerà qualcosa di meglio rispetto a quello che ha vissuto. Non sa neppure esattamente che cosa sia meglio o peggio. Ha degli amici ma ne sarà separato. Ha paura ma non vuole mostrarla.

Nessuno gli ha spiegato bene perché è su quel treno. La mamma non gli ha detto nulla, lo ha fatto partire e basta. Antonietta non parla molto («le chiacchiere non sono arte sua» ci fa sapere Amerigo ) dimostra il suo affetto con parsimonia. Lei che carezze non ne ha avute, non sa darne, ma quel figlio lo ama e proprio per questo ha capito che deve strapparserlo dal cuore. E allora non bada alle chiacchiere e va al sodo. Amerigo deve vivere e anche se quel treno è organizzato dal Pci, anche se le dicono che il suo bambino sarà portato in Siberia, che i comunisti mangiano i bambini, lo fa salire. Suo figlio starà meglio e lei non ha il diritto di mostrare alcuna sofferenza.

Il treno dei bambini di Viola Ardone, (Torino, Einaudi, 2019, pagine 248, euro 17,50), racconta una straordinaria esperienza di solidarietà: la trasferta dei bambini meridionali organizzata da un Partito comunista forte e radicato nell’Emilia contadina. Il trasferimento di piccoli che altrimenti non avrebbero mangiato né studiato, in paesi del nord che hanno ancora gli animali nelle stalle, i salami appesi al soffitto, i caminetti accesi, le scuole che funzionano. Dove si mangiano i tortelli, si può giocare con le biglie e nelle stalle nascono i vitelli. Dove si cantano le romanze di Verdi e Bella ciao e la solidarietà non è solo una bella parola. Non è neppure solo carità, spiegano ad Amerigo, è qualcosa di più e di più importante.

Un mondo nuovo con odori e sapori diversi accoglie i bambini del treno, e li avvolge per la prima volta nella calda coperta dell’accudimento, della speranza, della fiducia nel futuro. Un mondo nuovo per Amerigo, antico e purtroppo superato per noi che ne leggiamo la descrizione nelle pagine tenere e ironiche di Viola Ardone e siamo sorpresi da sentimenti, parole e gesti che oggi non si trovano più, soffocati dal consumismo, dalla paura, dal cinismo. La solidarietà nelle famiglie del nord che accolgono non è retorica, non è solo politically correct, non è sentimento astratto. È amore che diventa politica, carità che non si dissocia dalla ricerca dell’eguaglianza, accoglienza che non cancella le difficoltà. Raccontarla con semplicità e schiettezza e umanità ci ricorda la sua scomparsa e ci strazia quanto il racconto della intollerabile miseria di Napoli.

Il treno porterà i bambini da nuove mamme e nuovi papà, in una scuola senza sberle, ad Amerigo che a Napoli era chiamato “Nobèl” perché amava i numeri e sapeva tante cose, sarà riconosciuto il talento musicale. Ci sarà, imprevista e straordinaria, la scoperta del mare. E lo amerà una nuova mamma che, come aveva fatto Antonietta rinuncerà a lui quando il bimbo dovrà prendere il treno di ritorno.

Ma la vita, si sa, non è un treno che viaggia diritto e sicuro verso la meta. La vita deraglia, si ferma, torna indietro. Il mondo degli affetti, dei sentimenti conosce scosse che non sono attese. L’imprevisto si annida dovunque. Avviene per Amerigo, ma anche per Tommasino, per Mariuccia, per i loro genitori naturali e adottivi. L’amore di un bambino per la madre può incepparsi, dividersi, tornare, e dividersi ancora. L’amore di una madre può portarla a strapparserlo dal cuore quel figlio e poi a rivolerlo. E quello dell’altra madre che non l’ha partorito ma l’ha amato e l’ha accolto, a soffrire e a tacere.

Viola Ardone scava fino a farci male, indaga negli animi fino a farci tremare. Amerigo al bivo fra i due mondi farà una scelta che avrà conseguenze dolorose ma produrrà nuovi semi. Se non saranno soffocati, cresceranno, diventeranno piante rigogliose. Perché il dolore, anzi soprattutto il dolore può essere fertile. E le lacerazioni magari dopo molti anni possono essere ricomposte. Perché il treno della vita è comunque mosso dall’amore e anche se deraglia e torna indietro, comunque non si ferma.

di Ritanna Armeni

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19 novembre 2019

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