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​Anche
nelle situazioni difficili

· ​L’incoraggiamento della «Amoris laetitia» ·

«Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa» (Amoris laetitia, n. 325). È con queste parole che si conclude il testo della esortazione apostolica. Le parole iniziali di un documento pontificio vengono citate spesso e sono largamente conosciute, non fosse altro perché le prime due ne formano anche il titolo e quindi vengono sempre scelte con cura. Ma vale la pena guardare anche alle ultime parole. L’incoraggiamento a non perdere la speranza a causa dei propri limiti è posto alla fine di un lungo documento, nel quale Papa Francesco definisce un compito molto esigente che ci è affidato nella cura pastorale della Chiesa. Si tratta di una cura pastorale che prende sul serio la necessità di rispondere davvero in modo concreto alla storia e alla situazione di vita individuale, che le persone portano con sé quando si rivolgono a noi. E soprattutto: di non predicare dall’alto un ideale, ma di incoraggiare a vivere il Vangelo nelle rispettive situazioni di vita e a scoprirlo come fonte dell’amore.

Proprio nella sfera vitale della sessualità, della relazione, del rapporto di coppia, del matrimonio, della genitorialità e della famiglia, per ogni persona che ci si pone di fronte abbiamo a che fare — in realtà da sempre, ma oggi con più forza e inevitabilmente — con una storia propria, con aspettative, impronte, desideri e anche ferite proprie. E solo in rarissimi casi è possibile classificare e valutare meramente in base a categorie esterne quali aspetti e motivazioni sono collegati a tale storia.

In questa situazione, che, senza esagerare, talvolta è possibile definire confusa e complicata, va testimoniato il Vangelo di Gesù Cristo, il messaggio dell’amore di Dio che rende felici. È un compito davvero impegnativo per la cura pastorale, poiché senza un processo di dialogo personale, e talora anche più intenso, tutto ciò non sarà possibile. La triade «accompagnare, discernere e integrare» descritta da Papa Francesco, diventerà il cantus firmus della pastorale se essa vuole davvero raggiungere l’uomo e dischiudere quel cammino che Dio stesso percorre con queste persone. Ciò non mancherà di avere ripercussioni sulla formazione e sul profilo dei nostri sacerdoti, come anche delle nostre collaboratrici e dei nostri collaboratori nella pastorale. Dovremo dedicare ancor più attenzione al dialogo e all’accompagnamento pastorale, ma ciò farà bene al profilo pastorale. Si tratta, di fatto, di rinnovare — proprio nell’ambito del matrimonio e della famiglia — una cura pastorale esigente, che poi può portare anche ai sacramenti del matrimonio, della riconciliazione e dell’eucaristia, i quali esprimono in modo particolare la communio con Cristo e la Chiesa.

Dinanzi alla vastità e alla complessità delle esigenze poste da Amoris laetitia, un aspetto decisamente positivo del documento è che Papa Francesco non ha bisogno di modificare la grande dogmatica e non introduce nuovi orientamenti, dei quali occorrerebbe tener conto. Anzi, egli riconduce questa dogmatica sempre al suo nucleo e anche al suo linguaggio, che deriva dal Vangelo, sicché molte cose vengono riscoperte. Anche l’indicazione che gli insegnamenti e le norme della Chiesa hanno bisogno di un adattamento nella prassi pastorale non è un’innovazione introdotta da Papa Francesco. I numerosi riferimenti non solo ai suoi predecessori, ma, nella questione dell’adattamento, anche a san Tommaso d’Aquino, fanno vedere chiaramente che si tratta di importanti beni rinvenuti nel tesoro della tradizione della Chiesa.

Una dimostrazione concreta è, per esempio, il riferimento a una riflessione di san Tommaso d’Aquino (Summa theologiae, I-II, 94,4) che Papa Francesco cita al n. 304 di Amoris laetitia. Riguarda il fatto che le norme e le regole generali, quando vengono applicate a situazioni concrete, specifiche, non sempre sono del tutto adeguate. Non sempre tutti possono comprendere il significato esatto, e a volte la situazione non può essere davvero racchiusa pienamente in una regola. Allora serve la saggezza umana per trarre il meglio da ogni situazione, rispettando la regola solo in parte o non rispettandola affatto, perché altrimenti non si otterrebbe nulla di sensato. Papa Francesco rende questa sobria teoria d’azione feconda per la Chiesa, poiché da essa emerge chiaramente: agire saggiamente non è «parlare in modo incomprensibile» o «lassismo», bensì imprescindibile se si vogliono raggiungere obiettivi ragionevoli. Perciò quanti hanno in cura le anime devono agire con saggezza, e questo nel senso dell’insegnamento della Chiesa e al tempo stesso alla luce della misericordia, che per principio deve caratterizzare l’azione della Chiesa. Salus animarium suprema lex!

Su questo sfondo si comprende anche perché Amoris laetitia pone particolare enfasi su alcuni aspetti. Tra questi vi sono, accanto all’attenzione da parte dei pastori, anche il rispetto della coscienza individuale, che occorre formare, ma non sostituire (cfr. n. 37), e la necessità di trovare nelle Chiese particolari soluzioni più inculturate, «attente alle tradizioni e alle sfide locali» (n. 3).

Il compito che ne deriva per la pastorale è di andare incontro individualmente alle persone, alla luce della misericordia e dell’amore di Dio, offrendo loro accompagnamento e comunione, a prescindere dalla situazione di vita nella quale si trovano e dal fatto che questa corrisponda o meno in ogni aspetto all’insegnamento della Chiesa. Tale compito è tanto indispensabile quanto profondamente cattolico ed esigente. E non riguarda solo il matrimonio e la famiglia, ma tutte le situazioni della vita. A partire dalle riflessioni sinodali, Papa Francesco afferma: «Le realtà che ci preoccupano sono sfide. Non cadiamo nella trappola di esaurirci in lamenti autodifensivi, invece di suscitare una creatività missionaria. In tutte le situazioni “la Chiesa avverte la necessità di dire una parola di verità e di speranza. […] I grandi valori del matrimonio e della famiglia cristiana corrispondono alla ricerca che attraversa l’esistenza umana” (Relatio synodi 2014, 11)» (n. 57).

In un certo senso si può affermare che Papa Francesco stesso ci precede su questo cammino, avendo redatto l’esortazione postsinodale in modo tale da rappresentare una vasta proposta di orientamenti, che va incontro a tante situazioni di vita comuni, che non condanna, ma invita.

Con molta probabilità, ogni lettrice o lettore interessato da questo testo, e certamente tutti coloro che sono impegnati nella pastorale, vi troveranno qualcosa da poter portare con sé, meditare e realizzare nella vita. Lasciamoci quindi contagiare dall’impeto pastorale del testo e seguiamo l’esortazione di Papa Francesco a «cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa» (n. 325).

di Reinhard Marx
Cardinale arcivescovo di München und Freising,
presidente della Conferenza episcopale tedesca

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13 dicembre 2017

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