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Non solo san Gennaro

· ​Piccola galleria della spiritualità partenopea curata da Eugenio Russomanno ·

Nella Napoli di inizio Settecento c’era un frate alcantarino di Ischia che percorreva le strade sollevato in estasi a più di un palmo da terra. Su quelle stesse vie, un secolo dopo, poteva capitare di assistere all’inusuale gesto della regina delle due Sicilie che, scesa dalla carrozza, si inginocchiava a terra davanti a un sacerdote che portava il Viatico. E qualche decennio più tardi, lungo i vicoli e i rioni più poveri infestati dal colera, una delle poche presenze assidue accanto ai malati e ai moribondi era quella di un semplice frate francescano di Frattamaggiore, anch’egli contagiato e stroncato dalla terribile epidemia. 

Luca Giordano, «I Santi Patroni di Napoli adoranti il Crocifisso» (xvii secolo)

Anche nei volti della sua santità Napoli racconta la storia di un’umanità fiera e generosa, che ai drammi e alle difficoltà riesce a rispondere sempre con le risorse di una fede tenace e di una carità senza confini. Un’umanità a cui appartengono appunto san Giovanni Giuseppe della Croce, la beata Maria Cristina di Savoia e il beato Modestino di Gesù Maria, insieme a tanti altri personaggi noti e meno noti — cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici — dei quali racconta il libro di Eugenio Russomanno Santi napoletani (Torino, Elledici, 2019, pagine 160, euro 12). Una piccola rassegna di 52 figure di santi e beati, accomunati dal loro stretto legame con il capoluogo partenopeo, al di là delle loro origini anagrafiche. «Tutti i santi e beati proposti in lettura — spiega nella prefazione il cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe — anche se per breve tempo, hanno vissuto e operato nella nostra città testimoniando concretamente la loro fede, la loro vocazione, il loro servizio alla Chiesa, la loro fedeltà a Cristo, la loro particolare santità».
Da sant’Aspreno, primo vescovo di Napoli, vissuto tra il I e il II secolo, fino alla beata Maria Crocifissa del Divino Amore (Maria Gargani), figlia spirituale di padre Pio, morta appena 45 anni fa — passando ovviamente per san Gennaro, simbolo eminente e notissimo della santità partenopea — scorrono come in una galleria spirituale i profili di questi esemplari testimoni della fede. A ciascuno dei quali l’autore dedica un breve ritratto biografico, individuandone sinteticamente i tratti peculiari e il carisma che contraddistingue la singola vocazione e l’apostolato svolto. Completa la pubblicazione un’appendice con l’elenco di tutti i santi, i beati, i venerabili e i servi di Dio legati alla città.
Fonte principale dell’opera è la Bibliotheca Sanctorum, ma Russomanno attinge anche a opere e saggi di eruditi scrittori locali. Ne scaturisce un volumetto agile e di facile lettura, che al lettore trasmette un messaggio tanto diretto quanto convincente: «Si può essere e diventare santi anche a Napoli». E lo si può fare — assicura il cardinale Sepe — «se si è colti o se si è ignoranti»: quel che veramente conta è «l’amore per Cristo e per il prossimo, che bisogna testimoniare sempre, alla luce del Vangelo», perché «la santità non è data dal fare cose straordinarie, ma dalla capacità di uniformarsi a Cristo ed è misurata dalla cifra della presenza di Cristo in noi attraverso la forza dello Spirito».

di Francesco M. Valiante

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23 novembre 2019

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