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Anche le donne nella storia dell’America latina

Le donne restano quasi invisibili. Non solo discriminate, ma anche dimenticate. Occorre quindi raccontare di nuovo, dalla loro prospettiva, la storia dell’America latina, «quella patria immensa di uomini allucinati e donne storiche» come disse il colombiano Gabriel García Márquez durante la cerimonia di ritiro del Nobel per la letteratura a Stoccolma.

Non è certo politicamente corretto, ma è molto significativo iniziare col ricordare due figure femminili che sono all’origine del nuovo mondo americano. Una è Isabella di Castiglia, la regina cattolica, e l’altra l’india Malinche, chiamata Marina dai conquistatori, compagna e guida di Hernán Cortés nella conquista dell’Impero azteca. Il rapporto di Cortés con Malinche è una prova molto significativa di quel meticciato fondazionale, diseguale, pieno di contraddizioni e di dominazioni, dove non mancarono principesse indigene integrate nell’aristocrazia coloniale, ma dove la maggior parte delle donne indios si dovette sottomettere, con diverse dosi di violenza, ai conquistatori e ai colonizzatori. Nelle ricorrenti sollevazioni indigene nel corso della storia latinoamericana si ricordano donne che furono leader e combattenti in prima linea, come le cacicas Tomasa Titut Condemayta e Gregoria Sisa, che si distinsero nella guerra intrapresa da Tupac Amarú contro l’impero spagnolo.

Ritratto di Tomasa Titut Condemayta

Fu in tempi di desolazione, generati dalla conquista e dalla formazione di questo meticciato lacerato, e anche d’intensa attività missionaria, che il nuovo mondo americano ricevette la visita della “bella Signora”, che si presentò come “la perfetta sempre Vergine Maria (…) madre del vero Dio grazie al quale si vive”. Le apparizioni della Vergine di Guadalupe, durante le quali si rivelò al suo Juanito, costituiscono, secondo Papa Francesco, un «evento fondante» nella storia dei popoli latinoamericani.

Le rose che caddero dalla tilma di Juan Diego furono il segno dell’evento guadalupano, ed è significativo che la prima santa americana, a Lima, avesse come soprannome, datole dalla sua nutrice indigena e poi come nome dopo la confermazione, quello di Rosa.

Secoli dopo, ci furono altre testimonianze che anticiparono il femminismo moderno in America latina, come quelle di María Antonia de Paz y Figueroa, nota come mamá Antula e beatificata di recente, e anche quelle delle sue compagne, soprannominate le “beate”, donne laiche che percorsero come pellegrine missionarie i cammini di mezza Argentina, da Santiago del Estero a Buenos Aires, organizzando, promuovendo e animando un’infinità di esercizi spirituali.

Nella seconda metà del XIX secolo, cominciarono a farsi sentire nei diversi paesi latinoamericani, donne scrittrici ed educatrici, soprattutto maestre, che possono giustamente essere considerate pioniere di movimenti femministi, le quali, nelle loro opere, criticarono le situazioni di schiavitù, di emarginazione e di dipendenza subite dalle donne, rivendicando i loro diritti e chiedendo per loro l’accesso all’educazione e alla vita pubblica delle nazioni. Tra di esse la brasiliana Nisia Floresta Brasileira Augusta, la poetessa brasiliana Narcisa Amália de Campos, l’argentina Juana Paula Manso, la peruviana Mercedes Cabello de Carbonera, e la cilena Rosario Ortiz, una delle prime giornaliste dell’America latina.

Alla fine del secolo arrivarono in America latina molte congregazioni religiose femminili, alle quali se ne aggiunsero altre nei primi decenni del XX secolo, alcune nate in terra latinoamericana, che fondarono una rete di scuole e ospedali e realizzarono un gran numero di opere e di attività caritative e assistenziali. Da quel momento e fino ai giorni nostri le monachelle e le suorine — così le chiamano i nostri popoli — sono le testimoni e le artefici migliori delle opere di misericordia.

Era anche l’epoca dei movimenti suffragisti, dove donne istruite, provenienti in generale da classi medie emergenti o benestanti, reclamavano il diritto al voto per le donne.

Fu l’Uruguay il primo paese sudamericano ad approvare il suffragio femminile. Nel 1932 Getulio Vargas con un decreto concesse il diritto di voto alle donne. Va inoltre ricordata la professoressa Antonieta de Barros, la prima e unica donna nera che, nello stato di Santa Catarina, divenne membro dell’assemblea legislativa. Il suffragio femminile fu approvato in Argentina nel 1947 e due anni dopo l’uguaglianza giuridica dei coniugi e la patria potestà condivisa furono tra le conquiste di cui Eva Perón fu la principale protagonista.

Evita fu la prima donna a essere candidata a una vice-presidenza in America Latina. Un segno evidente della crescente partecipazione delle donne in tutti gli ambiti della vita delle nazioni è la loro recente presenza nei più alti incarichi politici di governo.

Le Madres de Mayo, e le Abuelas de Mayo, possono ben rappresentare tutte le donne che hanno lottato contro le dittature militari e hanno manifestato per i loro figli e nipoti desaparecidos, vittime di una politica brutale di repressione come terrorismo di Stato. Vanno ricordate anche le sorelle Mirabal, note come le Las Mariposas, per il loro intenso attivismo contro la dittatura nella Repubblica Dominicana: trovate morte in un dirupo e poi riconosciute come simbolo dell’oppressione e della violenza contro le donne. Papa Francesco ricorda sempre con ammirazione e gratitudine Esther Ballestrino, paraguaiana, rifugiatasi in Argentina per sfuggire alla dittatura del suo paese. Ottenne lo status di rifugiata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, ma la guerra sporca la colpì nei suoi affetti più cari e lei stessa finì come desaparecida. Non possiamo inoltre non ricordare le Damas de Blanco, che manifestarono pubblicamente a Cuba, con coraggio, chiedendo la liberazione di familiari ingiustamente messi in prigione.

Una donna che ha anticipato una trasformazione culturale in America Latina è stata la messicana Frida Kahlo, pittrice surrealista, compagna sentimentale del muralista Diego de Rivera, entrambi di militanza comunista, artista ammirata da Pablo Picasso, Vasili Kandinsky e André Breton, la prima a esporre i propri dipinti al Museo del Louvre.

L’aver selezionato solo i nomi di alcune donne nella nostra storia, anche se per valorizzare certe tendenze culturali, lascia però la sensazione di aver compiuto una grave ingiustizia nei confronti dei milioni di donne anonime, non menzionate nei libri e neppure sui giornali. Donne la cui storia non è stata pubblicizzata. Invece senza di loro non sarebbe stata trasmessa la fede, con tutto il suo ethos di umanità; senza di loro il tessuto familiare e sociale dei nostri popoli si sarebbe disgregato ancor di più, impoverendosi radicalmente; senza di loro la dialettica dell’inimicizia e della violenza avrebbe prevalso ancor di più sulla cultura dell’incontro e dell’amicizia sociale nella convivenza delle nostre nazioni.

di Guzmán Carriquiry Lecour

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25 giugno 2018

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