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​Anche i libri
vennero salvati

Non esistono solo storie di vite salvate, ma anche di libri salvati. Come quella relativa al terremoto di Messina, il 28 dicembre 1908, che causò circa ottantamila vittime e ingenti danni a monumenti ed edifici. Tra questi figurò la Regia biblioteca universitaria, in cui erano custoditi volumi di gran pregio, in particolare preziosi codici greci. Alle operazioni di recupero dei libri finiti sotto le macerie è dedicato l’articolo di Lucio Coco, apparso sull’ultimo numero dell’Almanacco Bibliografico (dicembre 2018) che cita il resoconto redatto, subito dopo il sisma, dal direttore della biblioteca di Catania, Michele Carlo Caputo, chiamato a sostituire il dirigente della Regia biblioteca, Arnaldo Sabbatini, tra le vittime del terremoto. Caputo si trovò davanti a uno scenario di devastazione, con «scaffali crollanti e libri cadenti dai rispettivi palchetti». Eppure, grazie anzitutto all’intervento dei pompieri di Bologna, si riuscì a recuperare gran parte delle preziose carte, dai manoscritti agli incunaboli, dalle stampe originali ai volumi rari. In quel doloroso contesto si distinse Guelfo Gobbi, professore di lettere e tenente di complemento, che guidava una squadra di dieci soldati: non permise che fossero loro a mettere i manoscritti nelle casse, ma volle farlo lui, «procedendo — sottolinea Caputo — con quell’affetto e con quella devozione che l’animo suo di letterato e di studioso gli dettavan dentro». I lavori di recupero dei libri e della loro messa in sicurezza, condotti a ritmo serratissimo, durarono diciannove giorni. Al termine dell’impresa, Caputo potè dunque scrivere: «Il salvataggio della Regia biblioteca di Messina è compiuto».

di Gabriele Nicolò

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18 marzo 2019

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