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Anche chi sbaglia merita di essere amato

· All’Angelus il Papa ricorda che Dio ci insegna a volere sempre e solo il bene ·

Quando l’amore di Dio mette radici nel cuore, l’uomo  diventa capace di amare anche chi  non lo merita. Lo ha detto il Papa all’Angelus di domenica 4 novembre,  in piazza San Pietro, riproponendo l’insegnamento evangelico di Gesù «sul più grande comandamento, il comandamento dell’amore, che è duplice: amare Dio e amare il prossimo».

Benedetto XVI ha ricordato che solo «chi vive in una relazione profonda con Dio» può mettere in pratica pienamente il comandamento dell’amore: «Proprio come il bambino — ha spiegato —  diventa capace di amare a partire da una buona relazione con la madre e il padre». Prima di essere un comando, infatti, l’amore «è un dono, una realtà che Dio ci fa conoscere e sperimentare, così che, come seme, possa germogliare anche dentro di noi».

«Da Dio  — ha detto ancora il Pontefice —  noi impariamo a volere sempre e solo il bene  e mai il male». Del resto, ha aggiunto, anche un padre e una madre «non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano». Così è per il cristiano, chiamato a guardare l’altro non solamente con i propri occhi ma «con lo sguardo di Dio, che è lo sguardo di Gesù Cristo». Uno sguardo «che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, va al di là delle apparenze e riesce a cogliere le attese profonde dell’altro».

L’amore di Dio, dunque, è inseparabile dall’amore del prossimo, secondo l’insegnamento di Gesù. Il quale — ha precisato il Papa — «non ha inventato né l’uno né l’altro, ma ha rivelato che essi sono, in fondo, un unico comandamento, e lo ha fatto non solo con la parola, ma soprattutto con la sua testimonianza».

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17 settembre 2019

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