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Amore e salvezza

· ​Nel nuovo film di Radu Mihaileanu ·

È uscito nelle sale cinematografiche francesi – scrive Alberto Fabio Ambrosio - il film L’histoire de l’amour del regista di origini rumene, Radu Mihaileanu, conosciuto per il lungometraggio ironico sulla Shoah. Di origini ebraiche, il regista ha voluto mettere in scena tre generazioni di passione d’amore, dalla Polonia della seconda guerra mondiale alla New York degli anni duemila.

Nella Polonia degli anni terribili del conflitto mondiale tre giovani sono innamorati perdutamente di Alma che giura fedeltà assoluta solo a uno dei tre, Leo. Questo è l’incipit della pellicola. Alma, a causa dell’arrivo imminente dei nazisti, decide di lasciare il suo paese e di rifugiarsi a New York: il patto sigillato tra i due innamorati consiste nel fatto che Leo, scrittore, la raggiungerà appena le condizioni lo permetteranno.

Così accade, ma all’arrivo a New York, Leo scopre che Alma si è sposata. Tuttavia il primo dei due figli, Isaac, è nato dal loro amore. Prima di lasciarsi Alma aveva fatto giurare al fidanzato che questi le avrebbe inviato con ogni sua missiva un capitolo di un libro dedicato ad Alma stessa. Da questi capitoli inviati lungo tutto il periodo di guerra, nascerà l’opera: La storia dell’amore.

Non è certo il caso di ripercorrere tutta la storia di un film che non ha paura di oltrepassare il format del lungometraggio ordinario, focalizzandosi sull’idea di relazione d’amore che Mihaileanu ha voluto rappresentare. Infatti, le idee soggiacenti sono più che interessanti: la ripresa del tema del diluvio universale che incombe in ogni storia di amore quando questa è messa alla prova. Così, quando Leo ritorna da Alma sul letto di ospedale e la scopre ormai senza respiro. Così anche la giovanissima Alma, altro personaggio del film che cerca di trovare degli amanti per sua madre — traduttrice in inglese del libro La storia dell’amore — che non riesce a stabilire la giusta comunicazione delle emozioni affettive per il suo ragazzo.

Il tema più accattivante dal punto di vista di un’analisi teologica e forse spirituale è quello legato all’idea che l’amata è la più amata al mondo. Alma è stata la donna più amata da Leo, così come la mamma della giovane Alma, che ha vissuto la stessa esperienza, esperienza che la figlia desidera vivere con intensità.

Vi si legge, dietro questo tema, quello prettamente biblico dell’amata, Israele, la Chiesa, l’anima: «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo» (Isaia 62, 4). È interessante pensare che possa essere ancora proposta al grande pubblico un’idea che sembra ormai scomparsa dalla nostra cultura: cioè che esista un amore unico, anzi che a un essere umano si possa offrire un amore straordinario. Alma, la più amata da Leo, è l’amore stesso. Non deve essere un caso se il regista abbia scelto questo nome per l’eroina del film. Alma significa proprio l’anima così come dietro la storia d’amore del Cantico dei Cantici si cela la passione di Dio per l’anima. E che l’amore sia il perno della vita interiore lo si deduce anche da uno scambio tra il giovanissimo fratello di Alma, che pensa di essere niente poco di meno che un Lamed Vovnik, uno dei trentasei giusti della tradizione ebraica che salvano il mondo, e il Messia stesso.

Quando il fratello prende le difese della sorella maggiore nei confronti del ragazzo che non sa più che cosa fare con questa, Bird gli scrive dicendo «salvami», dove si intuisce perfettamente che questa salvezza dipende dall’amore del giovane. Chi ha più il coraggio di affermare che la salvezza dipende dall’amore? Perché così è, tanto nella tradizione ebraica che forse e ancora di più nella tradizione cristiana, che sgorga da quella. In un’epoca oscura come quella della seconda guerra mondiale, che rischia sempre di ripetersi, la storia della più amata richiama all’essenziale rapporto tra amore e salvezza.

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21 novembre 2018

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