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​Per amore del mio popolo

· Nel ricordo dell’arcivescovo Romero la Giornata di preghiera per i missionari martiri ·

Come ogni giorno, anche la mattina del 29 aprile 2018, don Mark Anthony Yuaga Ventura si era alzato presto, alle sei. Lo attendeva molto lavoro: doveva celebrare messa in quattro villaggi, battezzare dei piccoli, incontrare e aiutare i contadini e le popolazioni tribali, diffondendo la speranza e la gioia del Vangelo. Ordinato sacerdote nel 2011, si era speso con entusiasmo nelle più remote missioni nella provincia di Cagayan, nelle Filippine settentrionali. Dapprima si era donato con letizia alla povera gente di Tanglagan, poi aveva chiesto e ottenuto di essere inviato in un villaggio ancora più misero, a Mabuno, nella parrocchia di Sant’Isidoro agricoltore. «Era un giovane molto dolce. Si rivolgeva a ciascuno di noi con affetto — racconta una sua parrocchiana, Zenaida Alejo — chiamandoci rispettosamente “zio” e “zia”. Mangiava e rideva con i contadini. Era diventato uno di noi, era un figlio del villaggio».

Quella domenica mattina un centinaio di persone stipavano la chiesetta di Pena Weste. Finita la messa, don Mark si fermò a parlare con i membri del coro, interrompendosi ogni tanto per benedire i bambini che gli correvano incontro, fra risa argentine. D’un tratto il clima festoso fu spezzato dall’esplosione di due colpi di arma da fuoco. Colpito alla testa e al petto, don Mark spirò subito, accasciandosi a terra vicino all’altare. Aveva 37 anni. Il killer fuggì su una moto con un complice.

«Abbiamo perso un giovane sacerdote, zelante e devoto, che mandava l’odore delle sue pecore», dice monsignor Sergio Lasam Utleg, arcivescovo di Tuguegarao. Anche il gruppo ecumenico Promotion of Church Peoples Response protesta per l’omicidio. La sorella Mae attesta: «Ha amato realmente le persone, le comunità della sua missione. Ripeteva che la Chiesa deve uscire fuori, per servire i poveri. Tante volte ha rinunciato a venire alle feste familiari, perché sentiva il bisogno di stare con la sua gente. La sua comunità era diventata la sua famiglia».

Don Ventura era un sacerdote che si batteva per i diritti delle popolazioni tribali e contro lo sfruttamento minerario nel Cagayan. E l’ha pagato con la vita.

«Per amore del mio popolo non tacerò» (cfr. Isaia, 62, 1) è il tema della XXVII “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri” . L’iniziativa, nata nel 1993 a opera del Movimento giovanile missionario delle Pontificie opere missionarie italiane, diventato oggi Missio giovani, si celebra sotto l’egida della Fondazione Missio, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana, il 24 marzo, nell’anniversario dell’uccisione dell’arcivescovo salvadoregno Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, canonizzato lo scorso 14 ottobre.

«Il tema scelto quest’anno — spiegano gli organizzatori — è ispirato alla testimonianza di Óscar Romero, el santo de America. Vuole esprimere la piena consapevolezza che amare Dio significa amare i propri fratelli, difenderne i diritti, assumerne le paure e le difficoltà. Significa agire coerentemente alla propria fede. In quanto cristiani, discepoli missionari, portatori della Buona Notizia di Gesù, non possiamo tacere di fronte al male. Farlo sarebbe tradire il mandato che ci è stato affidato».

di Donatella Coalova

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