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Amleto in Vaticano

· La tragedia shakespeariana messa in scena tra allegria e rigore filologico dalla compagnia del Globe nel Palazzo della Cancelleria ·

Cosa si puo mettere in valigia prima di intraprendere il giro del mondo? Si potrebbe pensare a vari capi di abbigliamento o, forse, a comode scarpe. Qualcuno — non molti in verità — oltre alla Lonely Planet potrebbe portare con sé un libro di Shakespeare. Ma nessuno penserebbe mai di riporre nel proprio baule tutto l’armamentario per mettere in scena Hamlet.

Nessuno, tranne la compagnia del Globe Theatre che per commemorare i 450 anni della nascita di Shakespeare ha avviato nel 2104 un tour mondiale. Dopo due anni, il Globe to Globe ha già toccato quasi duecento Paesi e, dieci giorni prima del quattrocentesimo anniversario della morte del drammaturgo inglese, anche il Vaticano. Mai prima di ieri, 13 aprile, un’0pera completa di Shakespeare era stata messa in scena in territorio vaticano. L’Hamlet, rappresentato nel Palazzo della Cancelleria, grazie all’impegno dell’ambasciata di Gran Bretagna presso la Santa Sede, costituisce quindi una novità assoluta.

Il palco allestito nel Palazzo della Cancelleria

Come di certo una novità è stato portare la tragedia del principe di Danimarca in zone di confine, come è avvenuto nei mesi scorsi quando la compagnia del Globe — una compagnia davvero multietnica — ha raggiunto la cosiddetta “giungla” di Calais in Francia, o il campo profughi di Zaatari, al confine tra la Siria e la Giordania. Scelte quanto mai appropriate, perché Amleto rappresenta davvero un archetipo moderno dell’uomo di confine, intrappolato in una zona di mezzo. A metà strada tra quello che è già stato, e non potrà più essere, e quello che ancora non è e sulla cui realizzazione non vi è alcuna certezza.

Una sorta di limbo quindi che, in teatro, viene concretizzato, per così dire, dalla parola shakespeariana, plasmata nei versi che solo nella lingua originale conservano la loro tagliente carica fatta di saporosi equilibrismi linguistici. La parola è la chiave, quindi, e non servono grandi allestimenti per mettere in scena questa ed altre opere di Shakespeare. Ne sono ben consapevoli gli artisti del Globe Theatre, i quali nel Palazzo della Cancelleria hanno montato il loro semplicissimo palco, con una semplicissima tenda a scandire il cambio delle scene.

A fare il vero spettacolo ci hanno pensato loro, veri attori elisabettiani capaci di fare tutto al meglio: recitare, suonare, cantare, ballare. Capaci, soprattutto, di trascinare lo spettatore in quella marea alternata di tristezza e di allegri a che costituisce la nota distintiva del teatro shakespeariano, un genere, vale la pena ricordarlo, che all’epoca del drammaturgo era fruito da tutti e che quindi cercava di coinvolgere al massimo il pubblico, in una chiave che oggi si potrebbe forse definire pop.

Niente di più distante da certe rappresentazioni italiane in cui la dolente sagacia del principe lascia spesso spazio a soliloqui inebetiti. Una grande lezione di teatro shakespeariano, quindi, purtroppo difficilmente rintracciabile a queste latitudini. E per la quale vale la pena compiere un viaggio sulle rive del Tamigi. Anche senza Lonely Planet.

di Giuseppe Fiorentino

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21 agosto 2018

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