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Amico di Gesù sacerdote per servire la Chiesa

· Il cardinale Tarcisio Bertone nell'omelia per il cinquantesimo della sua ordinazione ·

Scelto per un servizio incomparabilmente bello, svolto per Chiesa in intima amicizia con Gesù: ecco il significato di una preghiera di rendimento di grazie a Dio, nella pienezza della gioia sacerdotale. Una preghiera che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, condivide con quanti si stringono intorno a lui martedì 6 luglio, nella basilica di San Pietro, per celebrare il suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio. «Vi sono molto grato — esordisce non a caso il porporato salutando tutti i presenti — perché con la vostra presenza e con la vostra preghiera avete voluto unirvi ai miei sentimenti di gratitudine a Dio». E «vorrei — aggiunge — che questa messa fosse un inno di lode alla bontà e alla tenerezza del Signore».

Dalle letture della liturgia l'ispirazione per «declinare il nostro rendimento di grazie al Signore». Scelto per un ministero incomparabilmente bello, il sacerdozio. Lo si avverte proprio nella prima lettura, dove si può individuare la missione del prete: «dare speranza alla gente, nell'annunciare che Dio è buono, nell'alleviare le pene di chi è afflitto, nel richiamare il pensiero del Cielo a chi è rattristato dalle tribolazioni della terra».

«Come sacerdote e come vescovo — confessa Bertone — ho sperimentato tante volte la bellezza e la forza del Vangelo di Gesù, che davvero è capace di cambiare la vita delle persone. Il sacerdote, nell'esercizio dei suoi munera, ha questa missione, incomparabilmente unica: quella di far scendere il Cielo sulla terra, quella di mettere in comunione gli uomini e le donne con Dio».

«Io stesso — prosegue nei suoi ricordi il cardinale — ho avvertito perciò la medesima gioia, di cui parla il profeta nella parte finale della lettura: Dio, per grazia, mi ha chiamato a questa vocazione in mezzo al suo popolo, e mi ha circondato di tenerezza attraverso i doni che mi ha concesso, attraverso le persone che mi ha fatto incontrare, gli eventi che si sono succeduti nella mia vita di sacerdote, i compiti che mi sono stati affidati. Questa esuberante ricchezza di vita e di grazia popola oggi la mia mente e si traduce in sentimenti di lode e di riconoscenza. Dopo cinquant'anni, non posso non riconoscere che l'esercizio del mio ministero nasce dalla scelta misteriosa di Dio, che mi ha consacrato con il suo Spirito, e che incessantemente mi accompagna con la sua presenza. Dono e mistero è il sacerdozio! E anch'io, quest'oggi, esclamo con il profeta: “Gioisco pienamente nel Signore”!».

Il servizio alla Chiesa. Nella seconda lettura l'apostolo Paolo spiega la sua felicità nel servire la Chiesa: «Vi confido — dice il cardinale — che anch'io, come Paolo, ringrazio Dio, che ha benedetto il mio ministero ponendomi al servizio della Chiesa, in un modo certamente da me inatteso. Quando, cinquant'anni fa, fui ordinato sacerdote, come ogni salesiano di don Bosco ero pronto a intraprendere la missione in mezzo ai giovani. Ciò avvenne in verità, ma in un contesto di vasto respiro ecclesiale: l'Università Pontificia Salesiana, nella quale ho speso con passione le mie energie. Poi sono arrivate altre responsabilità, che mi hanno indotto ad amare le Chiese particolari a cui sono stato mandato e, con esse, sempre di più la Chiesa universale: come membro del collegio episcopale e nei diversi incarichi che ho cercato di svolgere a totale e devoto servizio del Santo Padre. Sono state queste — e lo sono tuttora — opportunità straordinarie per sentire il mio sacerdozio nella Chiesa, rendendomi collaboratore dello Spirito, che dall'interno la anima, per renderla la bella Sposa di Cristo. Il luogo stesso in cui celebriamo questa Messa ci aiuta a sentire cum Ecclesia , come ci ha richiamato il cardinale Sodano nella sua introduzione».

Poi il porporato volge il suo ricordo «alle tante persone che ho conosciuto, apprezzato, e che mi sono sforzato di servire con il mio sacerdozio»: tanti vescovi amati e tanti «sacerdoti esemplari, religiosi e suore fedeli, laici generosi e impegnati, famiglie unite che danno testimonianza dell'amore, giovani e anziani, umili e potenti della terra, uomini e donne in Italia e in ogni continente, felici di aver scelto Cristo e il Vangelo». E poi il pensiero si volge anche verso coloro che «non sempre brillano nella coerenza della fede». Anche per essi — dice — «ringrazio il Signore e tutti associo in quella preghiera elevata con fervore da Paolo: “Vi porto nel cuore, e prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio“ ( Filippesi 1, 7-11); perché, a mano a mano che gli anni passano, ci rendiamo conto che solo una cosa dura per sempre: la carità, volerci bene, aiutarci, perdonarci, servirci gli uni gli altri. Deus caritas est ».

Infine, l'intima amicizia con Gesù. «Per capire la vita di un prete — dice il segretario di Stato — occorre chiedersi non tanto: “che cosa fa il sacerdote?”; quanto piuttosto: “Chi è il sacerdote?”e la risposta è sempre e solo una: il prete è un innamorato di Gesù Cristo, è il suo amico — l'Amico amato, atteso, incontrato, lodato ed implorato. Devo dire che anch'io ho sperimentato in questi cinquant'anni, in misura crescente, che il sacerdozio è un rapporto di intima amicizia con Gesù. In questa esperienza ci è di luminoso esempio il Santo Padre Benedetto XVI». Quello del sacerdote, conclude la sua omelia il cardinale Bertone, infatti, «è e resterà sempre un servizio d'amore per tutta l'umanità, ministero unico ed insostituibile, capace di anticipare, già in questo nostro mondo, la gioia piena e la bellezza del Regno di Dio».

All'inizio della celebrazione il cardinale decano Angelo Sodano, nel saluto rivolto al segretario di Stato a nome dei presenti e dell'intero collegio cardinalizio, si sofferma sul senso della partecipazione alla celebrazione che è — dice — «un dovere di gratitudine al Signore» ma è anche «un dovere di riconoscenza verso il nostro caro confratello, per l'esempio di generosità che ci ha dato in questi anni di abnegato servizio alla Santa Sede e, quindi, all'intera comunità cristiana. La celebrazione di questo giubileo sacerdotale diventa così un momento di intensa comunione ecclesiale, soprattutto per noi sacerdoti, sia che viviamo tale sacerdozio nel gradino del presbiterato, sia che lo viviamo in quello più impegnativo dell'episcopato».

«A tale unità ecclesiale — prosegue Sodano — ci richiama lo stesso luogo in cui celebriamo questa Santa Eucarestia, presso la tomba dell'Apostolo Pietro. Infatti, è attorno a Pietro che si realizza l'unità visibile del nostro sacerdozio. Ce lo ricordano le parole che Bernini volle scritte a caratteri cubitali sullo sfondo dorato dell'anello che è alla base della Cupola che ci sovrasta: Hinc sacerdotii unitas exoritur , “di qui nasce l'unità visibile del nostro sacerdozio”».

«Caro confratello Tarcisio — conclude il cardinale Sodano — uniti come siamo al Successore di Pietro, il nostro amato Papa Benedetto XVI, siamo anche uniti a lei in questo giorno di festa. Tutti insieme ringrazieremo il Signore per il dono del suo sacerdozio e gli chiederemo poi di continuare a benedire largamente il suo generoso servizio alla santa Chiesa».

Al termine della messa, l'arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, esprime il senso della partecipazione dei presenti alla gioia sacerdotale del cardinale Bertone. «Abbiamo voluto elevare — conferma — una corale preghiera per vostra eminenza, rivogendo i nostri cuori all'Eterno Sacredote, affinché una nuova effusione di doni celesti scenda sulla sua persona e sul suo importante ministero ecclesiale».

L'arcivescovo sostituto manifesta in particolare la «più viva gratitudine e riconoscenza per la guida che quotidianamente ci offre, affinché la Segreteria di Stato possa rispondere sempre meglio alle attese del Santo Padre». «Sono certo — conclude — che anche l'intera Curia Romana si unisce a questo ringraziamento per il ministero generoso di tanti anni e per il costante supporto che lei, eminenza, continua a riservare ai singoli dicasteri e alle altre istituzioni della Santa Sede». Sentimenti di cui il Papa «ha reso chiara e pubblica testimonianza nella splendida lettera gratulatoria» — ne abbiamo pubblicato il testo in data 30 giugno-1 luglio — letta successivamente dallo stesso arcivescovo Filoni.

Per la concelebrazione eucaristica sono attesi una trentina di cardinali, una quarantina di arcivescovi e vescovi, quasi trecento sacerdoti. Il rito liturgico è diretto da monsignor Guillermo Javier Karcher, cerimoniere pontificio. I canti sono eseguiti dal coro interuniversitario di Roma, diretto da don Massimo Palombella.

Per l'occasione al cardinale Bertone sono giunti moltissimi messaggi di augurio, tra i quali quelli del presidente del Senato della Repubblica italiana Renato Schifani, del presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, del presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, di numerosi ministri del Governo italiano, di autorità militari, esponenti del mondo economico, finanziario e del lavoro, cardinali, arcivescovi, vescovi e ambasciatori a nome dei rispettivi Governi.

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