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​Amazzonia sotto attacco

· ​Dopo oltre trent’anni il governo brasiliano apre allo sfruttamento minerario un’area di foresta pari a 46.000 chilometri quadrati ·

Un altro durissimo colpo alla foresta amazzonica, uno dei “polmoni del mondo”. Il governo del presidente Michel Temer ha approvato ieri un decreto che di fatto apre il cuore dell’immensa foresta, fino a oggi un’ara protetta, allo sfruttamento minerario. Come è noto da tempo, la foresta è ricca di oro, ferro, nichel e altri minerali.

Nello specifico, il decreto dispone che il 30 per cento della Reserva nacional de cobre e associados (Renca), ovvero una superficie pari a 46.000 chilometri quadrati di foresta a cavallo tra gli stati di Anapu e Pará, potrà essere acquistato dalle imprese minerarie in modo da «generare ricchezza per il paese, lavoro e reddito per la gente» si legge in una nota il ministero per le miniere e l’energia.

Un lembo della foresta pluviale colpito dal disboscamento (Reuters)

La riserva era tutelata dal 1984, quando il paese era ancora retto da una dittatura militare. Con questa apertura, il governo vuole aprire ai privati questi immensi territori per creare ricchezza e ridare slancio all’economia. Il Brasile, in effetti, affronta da qualche anno una grave crisi economica. «Ci impegniamo — ha detto il presidente — per lo sviluppo dell’Amazzonia nel quadro della protezione dell’ambiente e di nuove fonti di reddito per la popolazione locale».

L’apertura allo sfruttamento minerario rischia però di peggiorare una situazione già critica. Secondo i dati dell'Inpe, l'Istituto di ricerca sull' Ambiente brasiliano, tra l’agosto 2015 e il luglio 2016 sono andati perduti circa 8000 chilometri quadri di foresta Amazzonica, pari a oltre cinque volte l'area di Londra. Nell'arco di appena dodici mesi il tasso di deforestazione è cresciuto del 29 per cento. Per ritrovare cifre simili — dicono gli analisti — bisogna tornare al 2008.

Ambientalisti, alcuni parlamentari, gruppi indigeni hanno già organizzato una serie di proteste. «Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi cinquant’anni» ha dichiarato il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione. «Nemmeno la Transamazzonica (strada di oltre 5000 chilometri, iniziata nel 1970, il cui percorso attraversa il Brasile settentrionale da est a ovest, ndr) è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto». Rodrigues e altri gruppi ambientalisti sperano che i Tribunali possano bloccare tutte le autorizzazioni allo sfruttamento delle risorse che potrebbero arrivare.

Il presidente Temer — di recente accusato di corruzione nell'ambito di un' inchiesta Lava Jato sugli scandali tangenti legati al colosso statale Petrobras — avrebbe in programma di dare il via libera alle trivellazioni di compagnie nazionali e straniere in 20.000 siti minerari distribuiti in 400 parchi nazionali.

Secondo l’ong Wwf (World Wide Fund for Nature), c’è il rischio di danni irreversibili sia per l’ambiente sia per le popolazioni indigene, le tribù di indios Aparai, Wayana e Wajapi. È ancora recente il disastro nella miniera di ferro di Samarco nello stato di Minas Gerais, che nel 2015 uccise 19 persone e portò nel sistema fluviale ingenti quantità di fanghi tossici.

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