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Amazzonia
fra Terra e Tempo

· ​Una lettura dell’«Instrumentum laboris» ·

A lettura avvenuta
dell’Instrumentum laboris

Un’opera dell’artista ecuadoriano Ramón Piaguaje

L’Instrumentum laboris (17 giugno 2019) del sinodo sull’Amazzonia dal fronte teologico suscita molta attenzione su tre parole per la particolare sollecitazione, anche critica, che pongono. Si tratta di parole che danno il titolo a tre dei ventuno capitoli del testo; esse reggono il capitolo i (Vita), il capitolo ii (Terra o territorio), il capitolo iii (Tempo). Sfondo di ogni tema che l’Instrumentum laboris tratta, dunque anche di quelli indicati con le nostre tre parole, è integralità, integrale, che attira vistosamente l’attenzione perché è onnipervasiva, ma, più che un tema, è la forma, l’ottica, la prospettiva in cui tutto è pensato e detto. E, come tale, va considerata e tenuta necessariamente presente. Evidentemente in questo articolo la scelta di queste tre parole (vita, Terra, tempo) è molto riduttiva e risente anzitutto di alcune preoccupazioni criteriologiche: la loro novità, l’urgenza interpretativa che pongono, il loro possibile difficile impatto con i destinatari dell’Instrumentum laboris, la loro natura particolarmente interessante allo sguardo teologico. È una scelta che lascia fuori, per ragioni di spazio, altre parole (Chiesa, missione, educazione) che pure a quello sguardo interessano non poco. Su questi tre temi interverremo di seguito sul nostro giornale: una volta a settimana. Lo faremo ad adiuvandum, per prepararci bene a seguire scientemente il sinodo del prossimo ottobre.

Prima di togliere lo sguardo
dal grappolo di tre parole

Nulla è da sé, né la vita, né la Terra (o territorio), né il tempo: tutto è da Dio. Tutto è sua creatura, da lui voluta e orientata all’orizzonte ultimo che è l’arcatura delle braccia accoglienti del Padre; è l’apertura delle braccia del Crocifisso che egli stende sulla Croce al massimo dell’apertura d’amore; è l’invisibile bolla d’amore dello Spirito con cui egli avvolge tutte le creature con un atto essenziale per difenderle e permettere loro di vivere con senso e felicità. Se Dio è ovunque, abbraccia tutto ed è presente in tutto, di conseguenza siamo tenuti ad avere un grande rispetto per ogni elemento naturale, non solo umano, ma anche animale, vegetale e minerale; tuttavia, anche questo non può implicare neppure l’ombra di un vitalismo al di là del Dio Vivente; nessuna confusione con concezioni animistiche in contraddizione con la differente presenza dello Spirito nella storia e nella creazione; infine, nessun cedimento si ha verso idee immanentistiche, peraltro non necessarie per parlare della presenza di Dio sulla Terra e nel tempo degli uomini.

di Michele Giulio Masciarelli

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21 ottobre 2019

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