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Alzare il livello
di contrasto agli abusi

· Allo studio della plenaria dell’episcopato statunitense ulteriori misure di protezione ·

«Ci troviamo a una svolta, a un momento critico della nostra storia. Da come sarà affrontato questo problema dipenderà in gran parte la futura vitalità della Chiesa e il ristabilimento della fiducia della gente nella vostra leadership». È stato quello di Francesco Cesareo, presidente del National Review Board, organismo creato nel 2002 per coinvolgere i laici nel processo di attuazione della Charter for the protection of children and young people, l’intervento centrale all’apertura, l’11 giugno a Baltimora, dei lavori dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale statunitense. Una riunione dedicata in gran parte alle misure adottate, e a quelle ancora da prendere, per rispondere in maniera efficace alla crisi provocata dallo scandalo degli abusi sessuali commessi da membri del clero e da religiosi su minori e persone vulnerabili. I presuli sono chiamati a discutere e a votare alcuni provvedimenti dopo aver ascoltato le relazioni del National Advisory Council e il dossier annuale del National Review Board. All’ordine del giorno, inoltre, le linee-guida per la formazione, il ministero e la vita dei diaconi permanenti negli Stati Uniti e l’approvazione finale delle revisioni fatte alla seconda edizione del volume sull’ordinazione dei vescovi, dei sacerdoti e dei diaconi redatto dall’International Commission on English in the Liturgy.

Cesareo ha chiesto ai vescovi di alzare il livello del contrasto alla piaga degli abusi: «Un audit più stringente — ha spiegato — fornirebbe strumenti efficaci alle vostre diocesi per proteggere e guarire. La barra di attenzione, anche in realtà interessate da inchieste giudiziarie, è troppo bassa. È il momento di alzarla per garantire che gli errori del passato non si ripetano». Il presidente del National Review Board ha proposto di rivedere la Charter for the protection of children and young people (la cosiddetta “Carta di Dallas”), datata giugno 2002, già revisionata nel 2005, nel 2011 e nel 2018, e di coinvolgere ulteriormente i laici: «Laici ed episcopato possono essere corresponsabili del bene della Chiesa. Dare maggiore spazio ai primi forse servirebbe a riguadagnare la fiducia della gente. Altrimenti tutto si ridurrebbe a “vescovi che controllano i vescovi”». Ma al primo posto resta la segnalazione del caso di abuso che, dopo una prima verifica interna, deve essere “girata” immediatamente all’autorità civile.

Ieri, durante i lavori, è stato letto un messaggio del nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America, arcivescovo Christophe Pierre, il quale, ricordando l’invito di Papa Francesco «a camminare insieme e a lavorare in modo sinodale», ha esortato all’ascolto e al confronto. Dal canto suo l’arcivescovo di Galveston-Houston, cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale, ha ringraziato il Pontefice per l’attenzione dedicata al grave fenomeno degli abusi e per le linee-guida dettate di recente in materia, lasciando ai singoli episcopati di redigere le misure di contrasto nel dettaglio. I presuli statunitensi, alla vigilia della riunione di Baltimora, hanno lanciato un nuovo sito web che evidenzia l’importanza della prevenzione, della protezione e della responsabilità a sostegno dello sforzo in atto per sradicare gli abusi sessuali del clero. Il portale (usccbprevention.org) è un’utile risorsa che descrive i passi compiuti dai vescovi statunitensi per affrontare la grave piaga. Sul sito i lettori possono consultare la lettera apostolica in forma di Motu proprio del 26 marzo 2019 con la quale Papa Francesco interviene sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, la già citata Charter for the protection of children and young people e altra documentazione.

Nei giorni scorsi il National Review Board ha anticipato i dati dei casi registrati nell’ultimo trentennio, precisando che dagli anni Ottanta a oggi sono dimezzati e che nel 2018 si sono verificati “solo” tre episodi. «Il numero di nuove accuse oggi è una piccola parte di ciò che erano», ha commentato il cardinale DiNardo, ricordando giorni fa la parabola della pecorella smarrita, per salvare la quale il pastore abbandona le altre novantanove. «Per fare giustizia, dobbiamo cercare ogni figlio di Dio la cui innocenza è stata sottratta da un orribile predatore in un momento, decenni fa come oggi stesso», ha concluso il presidente, ribadendo il punto sulla tolleranza zero.

La “Carta di Dallas”, pur soggetta a revisione, resta il caposaldo dell’azione: fra i suoi obiettivi, la creazione di un ambiente sicuro per bambini e giovani, la guarigione e la riconciliazione delle vittime e dei superstiti, la garanzia di una risposta pronta ed efficace alle accuse, la cooperazione con le autorità civili, l’istituzione di un processo di responsabilità che assicuri che le denunce vengano trattate in modo rapido, con l’assistenza del National Advisory Council e del National Review Board. Ogni anno quest’ultimo esamina e riferisce sui progressi della carta e individua le aree in cui la Chiesa deve intensificare i propri sforzi. 

di Giovanni Zavatta

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17 giugno 2019

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