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Altro
che oro nero

· ​Il patriarca Sako chiede la valorizzazione del patrimonio storico-naturalistico iracheno ·

Altro che oro nero. Anche per un Paese che ne è ricco, il patrimonio culturale vale molto più del petrolio e la sua valorizzazione può costituire veramente una valida leva per risollevare le sorti dell’Iraq, dopo anni di guerre, divisioni e sanguinose strategie terroristiche. 

Nella foto una capanna tipica delle zone dell’Iraq dichiarate patrimonio dell’umanità

È quanto, in sintesi, ha affermato il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako, in un messaggio in cui ha espresso «le più sincere congratulazioni» e i «migliori auguri» al popolo iracheno per il recente inserimento di alcuni siti archeologici e naturalistici dell’Iraq nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Il patriarca caldeo cita in particolare l’inserimento tra i nuovi siti Unesco di Eridu, Uruk e della palude di Ur dei Caldei, territori che hanno visto sorgere importanti civiltà e sono stati culla delle religioni. «Questo — ha detto — è un grande risultato, perché per l’Iraq l’archeologia rappresenta una ricchezza» e il turismo supera «in ricchezza» il petrolio e potrebbe essere la vera, grande risorsa per rilanciare il Paese, se pacificato.

Lo scorso 17 luglio, infatti, a Istanbul, in occasione della quarantesima sessione del World Heritage Committee, l’Unesco ha scelto ventuno nuovi siti da inserire fra i patrimoni dell’umanità. Tra i nuovi ingressi, la maggior parte si trova in Asia e in Medio oriente. Per quanto riguarda l’Iraq, i nuovi siti sorgono nell’area in cui, secondo la tradizione biblica, si trovava il giardino dell’Eden.

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21 novembre 2019

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