Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Altre vittime in mare

·  Più di cento profughi morti in un naufragio al largo delle coste somale ·

I 112 morti accertati nel naufragio — venerdì, ma se ne è avuta notizia solo ieri — nelle acque somale di un’imbarcazione di profughi e migranti diretti verso le coste yemenite conferma la dimensione mondiale di una tragedia, quella della mobilità forzata di persone in cerca di scampo da guerre, persecuzioni e fame, alla quale la comunità internazionale non sembra ancora aver trovato risposte adeguate.

Le vittime del naufragio, avvenuto di fronte alle coste del Somaliland, la regione somala da oltre un ventennio dichiaratasi autonoma da Mogadiscio, provenivano dalla stessa Somalia e dall’Etiopia. Dai racconti dei settantacinque scampati al naufragio emerge che l’imbarcazione era in condizioni fatiscenti e che una volta verificatasi un’avaria è colata rapidamente a picco. Il mare ha gettato sulla costa i corpi di 112 persone annegate, ma s’ignora ancora quanti uomini, donne e bambini fossero a bordo del natante e quanti siano quindi i dispersi. «La guardia costiera ha tratto in salvo 75 persone e i locali hanno localizzato 112 cadaveri» ha detto alle agenzie di stampa Abdurahman Yasin, del personale sanitario del Somaliland.

Quella tra il Corno d’Africa e lo Yemen, nel Mar Rosso e nel golfo di Aden, sono tra le rotte più pericolose per profughi e migranti. Ogni anno vi muoiono persone in cerca di scampo da guerre e fame costrette a mettersi in mare in condizioni di assoluta insicurezza nel tentativo, appunto, di raggiungere lo Yemen, dal quale sperano di arrivare ai ricchi Paesi del Golfo Persico. Né il conflitto che insanguina da mesi lo stesso Yemen ha fermato o diminuito questi tentativi.

In un altro dei più drammatici scenari di questa emergenza epocale, quello del Mediterraneo, intanto, si è allungato il tragico conteggio di morti che ormai si registra da anni. Si cercano ancora quattro persone, forse tutte donne, che risultano disperse dopo essere state scaraventate in mare dagli scafisti nello sbarco di migranti avvenuto stamani nelle acque del Salento, al largo del Capo di Leuca. Il cadavere di un’altra donna è stato trovato sulla costa. Finora sono stati rintracciati 37 superstiti, tutti somali e in maggioranza donne. Cinque persone, compreso un bambino di dieci anni, sono state ricoverate in ospedale per ipotermia e contusioni. Secondo quanto raccontato ai soccorritori da alcuni dei superstiti, il gruppo, composto da 42 persone, sarebbe partito un paio di giorni fa dalla Grecia. Il corpo della donna recuperato vicino a uno scoglio, in località Felloniche, non lontano da Capo di Leuca, è stato avvistato da un pescatore che ha dato l’allarme.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE