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Alta tensione tra Israele e Stati Uniti

· Per Kerry la soluzione dei due stati è in pericolo e Netanyahu spera nel sostegno di Trump ·

«La soluzione dei due stati per due popoli è in pericolo». Con parole chiare, ma dure, il segretario di stato americano, John Kerry, è intervenuto ieri delineando la visione dell’amministrazione Obama sul conflitto israelopalestinese. Kerry ha sottolineato che israeliani e palestinesi «si stanno muovendo verso la soluzione a un solo stato, nonostante la contrarietà della maggioranza dell’opinione pubblica; lo status quo punta a uno stato solo» basato, ha aggiunto, su «una perpetua occupazione». Bisogna cambiare strada: «La soluzione dei due stati è l’unico modo per garantire pace in Medio oriente, per difendere gli interessi degli Stati Uniti nella regione» e per garantire la sicurezza dello stato di Israele.

Un tratto della barriera di separazione israeliana a Shuafat  in Cisgiordania (Reuters)

Il discorso di Kerry arriva al termine di una settimana di alta tensione tra Israele e gli Stati Uniti, dopo il voto al Consiglio di sicurezza dell’Onu contro gli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Un voto, questo, durante il quale l’amministrazione Obama ha deciso di astenersi, permettendo così l’approvazione della risoluzione e scatenando la reazione israeliana. Ieri Kerry ha ribadito che la linea da seguire è soltanto quella di negoziati diretti tra le due parti in vista della coesistenza pacifica e la sicurezza reciproca, con la definizione di due stati, uno palestinese e l’altro israeliano. «Se la scelta è uno stato solo, Israele non può essere ebraico o democratico; non può essere entrambe le cose o non sarà mai davvero in pace» ha spiegato il capo della diplomazia statunitense. La pace «non può essere imposta, ma è possibile solo tramite trattative dirette».
Kerry è inoltre tornato sull’astensione degli Stati Uniti sul voto al Consiglio di sicurezza, respingendo le critiche di Israele: «L’amicizia non significa che gli Stati Uniti devono accettare ogni tipo di politica. Gli amici si dicono la dura verità e si rispettano. Gli Stati Uniti hanno votato in linea con i loro valori». Infatti, ha aggiunto, «le decisioni sugli insediamenti da parte di Israele sono guidate dall’ideologia e non sono correlati alla sicurezza del paese». L’espansione degli insediamenti «non ha nulla a che fare con la sicurezza di Israele; i leader del movimento dei coloni sono motivati da imperativi ideologici che ignorano completamente le legittime aspirazioni palestinesi».
Kerry ha inoltre respinto le accuse su un possibile “complotto” dell’amministrazione Obama ai danni di Israele. «Non abbiamo messo a punto la bozza originale della risoluzione. Le accuse di Israele sono solo un diversivo» ha detto, riferendosi a quanto rivelato ieri da un sito egiziano, secondo cui dieci giorni prima del voto all’Onu, Kerry e Susan Rice, consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, anticiparono a una delegazione palestinese che non avrebbero posto il veto sulla scelta ritenuta anti-israeliana. Il discorso di Kerry rischia ora di creare ulteriore tensione non solo con Israele, ma anche con il team del presidente eletto, Donald Trump. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito «deludente e prevenuto» il discorso tenuto da Kerry. «Per più di un’ora è stato ossessionato dalla vicenda degli insediamenti e non ha toccato la resistenza palestinese a uno stato ebraico in qualsiasi forma».

Dal canto suo, Trump ha scritto ieri su Twitter: «Basta trattare Israele con disprezzo, aveva negli Stati Uniti un amico, ora non più». Il tycoon ha promesso anche di rivedere l’accordo con l’Iran sul nucleare.

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23 luglio 2019

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