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Alta tensione
nello Stretto di Ormuz

· ​Londra denuncia il tentato blocco di una petroliera da parte di navi dei pasdaran iraniani mentre Teheran smentisce ·

«Contrariamente alla legge internazionale, tre imbarcazioni iraniane hanno cercato di impedire il passaggio di una nave commerciale, la British Heritage, attraverso lo Stretto di Ormuz»: questa l’accusa lanciata da Londra a Teheran. Secondo il governo britannico infatti tre imbarcazioni appartenenti alla Guardia rivoluzionaria islamica (i cosiddetti pasdaran) si sarebbero avvicinate alla petroliera britannica con intenti ostili prima di allontanarsi a seguito dell’intervento di una nave da guerra britannica.

Secondo Londra, la nave militare Hms Montrose è «stata costretta a posizionarsi fra le imbarcazioni iraniane e la British Heritage e a emettere avvertimenti verbali alle imbarcazioni iraniane, che poi si sono allontanate». «Siamo preoccupati di questa azione e continuiamo a sollecitare le autorità iraniane per una distensione nella regione», si legge in una nota diffusa da Londra, da dove si precisa anche che un velivolo americano in volo sull’area avrebbe filmato quanto accaduto.

La versione di Londra è stata però smentita da Teheran attraverso la Fars, l’agenzia di stampa vicina alla Guardia rivoluzionaria, secondo la quale «nelle ultime 24 ore non ci sono stati incidenti che hanno visto coinvolte imbarcazioni straniere, nemmeno una britannica, nello Stretto di Hormuz». E il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha spiegato che quelle di Londra «sono affermazioni prive di valore, fatte solo per creare tensioni». L’incidente arriva in un contesto di forte tensione dopo gli attacchi subiti da alcune petroliere nello Stretto di Ormuz per i quali è stato chiamato in causa sempre l’Iran. Teheran ha invece puntato l’indice contro gli Stati Uniti e la stessa Gran Bretagna, la cui marina il 4 luglio scorso aveva bloccato una petroliera iraniana nello Stretto di Gibilterra, accusandola di trasportare materiale destinato alla Siria in violazione delle sanzioni internazionali. Il presidente iraniano Rohani aveva esplicitamente accusato Londra, minacciando «conseguenze» per quanto accaduto. Lo scenario è evidentemente quello nato dai forti contrasti legati anche all’accordo sul nucleare, dal quale gli Stati Uniti sono usciti per iniziativa del presidente Trump.

Ieri, a seguito dell’annunciata decisione di Teheran di procedere con l’arricchimento dell’uranio, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) si è riunita urgentemente proprio su sollecitazione degli Stati Uniti, il cui presidente Trump ha annunciato nuove sanzioni nei confronti dell’Iran. Dalla riunione non sarebbero tuttavia emerse particolari decisioni, se non quella di un generico appello da rivolgere all’Iran per rispettare l’accordo. Secondo lo stesso Zarif, la riunione dell’Aiea è stata una «sconfitta politica» per gli Stati Uniti. «La superpotenza mondiale — ha detto il ministro iraniano in dichiarazioni riportate dall’agenzia Mehr — non è riuscita a ottenere nemmeno una “dichiarazione di una riga” dal Consiglio dei Governatori in presenza di tutti i suoi alleati». Ieri, a margine di un incontro avuto a Teheran con l’inviato francese Emmanuel Bonne, il presidente Rohani ha comunque assicurato che «l’Iran ha lasciato totalmente aperta la via della diplomazia e dei negoziati». Il Paese cerca infatti il «pieno rispetto» dell’accordo fra tutte le parti. «Se i firmatari dell’accordo rispettano i loro impegni, anche l’Iran farà nuovi passi», ha detto Rohani.

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