Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Allo studio soluzioni politiche per la crisi in Libia

· La riunione a Roma del Gruppo di contatto ·

Si riunisce oggi a Roma il Gruppo di contatto sulla Libia costituito da 28 Paesi e da otto organizzazioni internazionali, per trovare una soluzione politica alla crisi in atto nel Paese nordafricano. Alla riunione partecipa come osservatore anche la Santa Sede, con una delegazione guidata dall’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, e della quale fa parte monsignor Ettore Balestrero, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati.

Il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, che coordina la riunione, ha detto che «il nostro obiettivo è di dire che la parte militare della missione è uno strumento che deve al più presto possibile portare al cessate il fuoco». Secondo Frattini, quindi, «la parte relativa alla protezione dei civili, evidentemente, viene meno nel momento in cui non ci sono più attacchi orrendi, anche sulle città».

Tra i partecipanti all’incontro a Roma figurano il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. Quest’ultimo ha dichiarato ieri che non è possibile allo stato attuale fissare una data per la fine delle operazioni della Nato in Libia: ciò potrà avvenire «solo dopo che saranno stati raggiunti gli obiettivi» stabiliti dai ministri degli Esteri dell’Alleanza al vertice di Berlino.

Riguardo agli scenari futuri, il segretario della Nato ha comunque aggiunto che «è difficile immaginare che le minacce per la popolazione civile in Libia cessino finché il regime di Gheddafi resterà al potere». E la fine degli attacchi contro i civili è una delle tre condizioni che dovranno essere raggiunte prima che la Nato possa parlare di missione compiuta. Le altre due, ha ricordato ancora Rasmussen, sono il completo ritiro delle truppe di Gheddafi (militari, mercenari e cecchini) e la messa in sicurezza di tutte le attività umanitarie destinate a portare aiuto a chiunque ne abbia bisogno. Ciò detto, Rasmussen ha riconosciuto che la soluzione della crisi libica non può essere solo militare: «Lo abbiamo sempre detto chiaramente ed è la ragione per cui teniamo contatti con i partner regionali e internazionali: bisogna trovare una soluzione politica che risponda alle legittime aspirazioni del popolo libico». Il segretario della Nato ha aggiunto che porterà questa posizione alla riunione di oggi a Roma.

Nel frattempo, il dipartimento di Stato americano ha chiesto a Gheddafi di fermare gli attacchi al porto di Misurata, per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari e l’evacuazione dei feriti. Nei bombardamenti ripresi ieri sul porto, dopo una giornata di tregua, sono stati uccisi due neonati, un adolescente e due donne, tutti membri della stessa famiglia nigeriana. Novecento profughi sono riusciti a imbarcarsi sulla Red Star One, la nave dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni che aveva il compito di evacuare i lavoratori subsahariani e asiatici, oltre ai feriti.

Intanto, il procuratore della Corte penale internazionale, il magistrato argentino Luis Moreno Ocampo, ha chiesto tre mandati di cattura per crimini contro l’umanità in Libia nei confronti dei leader «maggiormente responsabili dei delitti più gravi».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE