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All’inferno e ritorno

· La voce di una bimba scampata ai massacri del 1994 in Rwanda ·

Cinque bambini e due donne intorno al tavolo della colazione. All’improvviso grida disumane e calci violenti alla porta d’ingresso. Uomini armati e ubriachi entrano, insultano, distruggono, sparano, stuprano, ridono.

 E quando se ne vanno, Bibi, cinque anni, è gravemente ferita, ma salva. L’unica sopravvissuta per errore, o per miracolo, a una delle innumerevoli carneficine che nel 1994, dal 6 aprile al 16 luglio, hanno inondato di sangue il Rwanda e ucciso, per mano degli estremisti hutu, oltre un milione di persone, tra tutsi e hutu moderati. Una catena di massacri che richiama alla mente l’orrore di cronache attuali. Lo scrive Silvia Gusmano aggiungendo che Dall’inferno si ritorna (Firenze, Giunti Editore, 2015, euro 14,90, pagine 232), è il racconto vero in prima persona di Bibi, raccolto e scritto da Christiana Ruggeri. È una testimonianza struggente che mentre descrive la furia cieca dei demoni, parla di speranza, di gesti d’amore eroico, di angeli protettori. Accompagnando la piccola protagonista nel suo percorso verso la salvezza, il lettore trova in lei — forte, intelligente, pura — rifugio e consolazione. Sul terrore e sul senso di abbandono che la assalgono, infatti, prevale l’istinto di sopravvivenza. Alle immagini sconvolgenti dello sterminio che riaffiorano nella sua mente — le cuginette freddate a colpi di fucile, lo stupro di gruppo subito dalla zia, l’abbraccio disperato di sua madre e suo fratello minore — Bibi oppone quelle di un’infanzia sin lì felice, nonostante la morte prematura del padre e la perdita dell’amato nonno. E si aggrappa con fiducia a chi le tende una mano nella bolgia infernale del suo presente.

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23 agosto 2019

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