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All’improvviso l’orrore

In questo giorno di festa nazionale del 14 luglio, nel pieno della stagione turistica, il clima a Nizza era disteso e gioioso. Ma tutt’a un tratto l’orrore. Teatro della tragedia il simbolo della dolce vita nizzarda, la Promenade des Anglais, soprannominata la “Prom”. «Una situazione paradossale», racconta al nostro giornale il vescovo di Nizza André Marceau. «Era un giorno di festa con un tempo radioso; nel pomeriggio le strade si erano riempite di gente, le persone erano felici, e poi tutt’a un tratto siamo precipitati nell’orrore: è stato uno shock. Ieri a dominare era un sentimento di gioia. Stamattina le strade sono vuote, svuotate dalla morte», dice il vescovo. «Ho incontrato tante persone che hanno vissuto momenti di panico prima di rifugiarsi nelle strade vicine alla Promenade des Anglais, senza sapere bene dove andare e senza capire che cosa stava succedendo veramente. Quelle immagini di tante persone morte a terra resteranno impresse per sempre nelle nostre menti».

È quello che ha provato Jean-Philippe Kuzma. «Ero lì al passaggio del camion, nella mia automobile, fermo a un semaforo. Avevo i finestrini abbassati, ho sentito un rumore e ho visto il camion procedere a tutta velocità sul marciapiede, tra la pista ciclabile e il mare; nessuno l’aveva visto arrivare. Aveva appena iniziato la corsa. Vedendolo, ho capito subito che si trattava di un attentato. Poi, qualche secondo dopo, le grida della gente, passeggini schiacciati, l’orrore. Non ero insieme alla mia famiglia; dovevo incontrarmi con i miei non lontano da lì. Avevo una sola paura: che tornassero verso la Promenade, perché le persone lì non avevano capito che cosa stava accadendo e pensavano che i rumori provenissero dai petardi. Ho visto una scena orribile, quel camion che rovesciava e schiacciava ogni cosa al suo passaggio. Per fortuna i miei figli non erano lì con me».

Subito dopo la tragedia, gli appelli si sono moltiplicati, con l’aiuto delle reti sociali, Facebook e Twitter in testa. Alcuni messaggi, accompagnati da foto e riportati dalla stampa, sono agghiaccianti: «Aiutatemi, ho perso mio fratello nella folla, non risponde». E un altro: «Non ho più notizie di Kevin dalle sei, aiutatemi, non so più che cosa fare». E ancora: «si chiama Marco, è un mio amico che era andato a vedere i fuochi d’artificio sulla Promenade, non ho più sue notizie».

Insieme all’aiuto concreto, la preghiera è fondamentale per far fronte allo shock. Nella notte, alcuni sacerdoti si sono recati nel centro di accoglienza psicologica allestito non lontano dal luogo della tragedia. E da questa mattina una catena di preghiera si è formata nella cattedrale di Nizza. Anche molti responsabili musulmani hanno invitato oggi i loro fedeli a pregare per le vittime. Da parte sua la diocesi di Nizza sta aspettando l’autorizzazione della questura per poter celebrare in tutta sicurezza l’Eucaristia in omaggio alle vittime, nella cattedrale di Sainte-Réparate.

da Parigi
Charles de Pechpeyrou

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25 agosto 2019

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