Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Alleati a difesa del sapere

· A Firenze il primo G7 dedicato alla cultura ·

Si aprono il 30 marzo a Firenze i lavori del primo G7 dedicato alla cultura e ai beni culturali. L’iniziativa è stata presentata dal ministro Dario Franceschini e dal sindaco di Firenze Dario Nardella martedì 28 a Roma presso l’Associazione stampa estera. Il ministro in apertura della conferenza stampa ha sottolineato che non è mai stato dedicato un G7 alla cultura. Questa notazione da sola dimostra come il tema non sia stato in precedenza adeguatamente posto al centro dell’attenzione, mentre invece lo avrebbe certamente meritato.

L’area archeologica di Palmira  dopo le distruzioni da parte dei jihadisti

Il desiderio di pacificazione stabile tramite il confronto tra culture ha giocato peraltro un ruolo centrale e determinante nell’ultimo dopoguerra. È quindi il caso di ricordare che nel 1945 viene costituita e nel 1946 diviene operativa l’Organizzazione culturale scientifica ed educativa delle Nazioni Unite (Unesco, dall’acronimo della dizione inglese United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) per incoraggiare la collaborazione e la comunicazione tra le nazioni in materia di educazione, scienza e cultura. Nei suoi settanta anni di attività questa organizzazione si è estesa, sia pure tra alterne vicende, ad oltre duecento paesi, tra stati membri e associati. Straordinario è stato l’impegno profuso per assicurare la conservazione del patrimonio culturale e naturale e per la tutela dei diritti umani.
E sempre nel 1946, per iniziativa di Chauncey J. Hamlin, presidente dell’American Association of Museums, viene istituito l’Icom (Consiglio internazionale dei musei) con l’obiettivo di diffondere la reciproca conoscenza fra le culture come base comune per la pace. L’Icom è organismo consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. La Segreteria e il Centro d’informazione dell’Icom hanno sede a Parigi presso l’Unesco. Viene poi fondata nell’ottobre del 1948 l’Unione internazionale per la Protezione della Natura, poi ribattezzata nel 1956 «per la conservazione della natura e delle risorse» (Iucn), più nota come World Conservation Union.
Certamente concorre a questa preminenza internazionale (e costituzionale in Italia) della cultura e del paesaggio anche il personalismo di Jacques Maritain (che proprio tra il 1945 e il 1948 è ambasciatore di Francia presso la Santa Sede) e di Emmanuel Mounier, applicato non solo e non tanto alla sfera fisica del corpo, all’individualità della persona, quanto alla sua dilatazione temporale nella cultura e alla sua estensione spaziale nella natura, nel paesaggio.
La persona è intesa insomma come insieme delle persone nella geografia e nella storia. Tempo, spazio, individuo e collettività sono allora riconosciuti come un tutt’uno, inscindibili.
Si potrebbe indubbiamente proseguire, nel 1951, in India, nello stato di Hyderabad, con la visione profetica di Vinoba Bhave, uno degli allievi del Mahatma Gandhi, che promuove il “dono di terra” (Boodan Yagna) a chi non ha di che vivere e muore di fame. Il primo a rispondere è un piccolo proprietario, Ram Chandra, che dona cento acri: a imitazione del suo esempio il seguito diviene subito immenso. Ma non è possibile ricordare complessivamente e in breve tutto l’impegno internazionale e planetario profuso nel periodo della ricostruzione successiva alla seconda guerra mondiale. Si può aggiungere ancora che in una convenzione internazionale riguardante le misure da adottare nei casi di conflitto armato (la Convenzione dell’Aja che verrà ratificata dall’Italia nel 1958), al fine di indicare uno degli ambiti di azione dell’Unesco, viene per la prima volta introdotto ufficialmente il termine di “beni culturali”.
Tornando al presente, questo di oggi è peraltro il primo di una serie di incontri che proseguiranno a Taormina. Il progetto che viene così attuato è un momento importante per il governo italiano e il ministro Franceschini ha ricordato come il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni lo avesse preparato sin da quando era ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
È ben noto che l’Italia è il paese con maggior numero di siti Unesco, e peraltro questo primato italiano, tradotto in termini numerici, fa sorridere — ha detto Franceschini — se si considera quanto siano estesi molti dei siti italiani, spesso interi centri storici di straordinaria ricchezza. L’Italia quindi può intervenire a pieno titolo, non solo per questo primato qualitativo e quantitativo e per la sua tradizione di attenzione alla conservazione dei beni, ma anche per la sua esperienza rispetto a fatti traumatici. Come a esempio le vicende drammatiche di Palmira, che hanno visto un concreto contributo italiano.
Nel marzo 2015 è stata varata l’iniziativa dei caschi blu della cultura. È seguito l’incontro dei ministri di molti paesi — anche lontani tra loro quanto alle rispettive posizioni sulla difesa del patrimonio dell’umanità — all’Expo di Milano. Vi sono poi state le approvazioni della proposta di difesa del patrimonio mondiale su richiesta dell’Unesco. Nel febbraio 2016 si è formalizzata la costituzione della task force italiana. Nel marzo 2017 il consiglio di sicurezza ha approvato in proposito la risoluzione franco-italiana. Il completamento di tale percorso è appunto questo incontro a Firenze del G7.
Si lavora da mesi alla preparazione di un documento che possa favorire il dibattito e facilitare un accordo conclusivo, auspicando che si possa stilare a Firenze una dichiarazione congiunta che impegni anche in futuro i paesi a occuparsi della cultura. Il documento preparatorio nella sua stesura finale sarà discusso nel pomeriggio di giovedì 30. Nella cornice fiorentina, in mattinata si terranno tre incontri con personalità dei sette paesi, su tre temi: i limiti della normativa, le pratiche di tutela, i vari modelli di formazione (a partire da quelli storici con la simultanea e parallela nascita di accademie e musei). Parlerà anche il segretario del Consiglio d’Europa che sta lavorando al documento per la tutela dei beni culturali. Il pomeriggio, a porte chiuse, si svolgerà l’incontro dei ministri a palazzo Pitti. Finito l’incontro si percorrerà un unico percorso museale che collega palazzo Pitti, attraversa l’Arno e il ponte Vecchio e nel “corridoio vasariano” passa dagli Uffizi a palazzo Vecchio: questa riunificazione ha preso il nome di “Galleria degli Uffizi” e si trova ora in fase di parziale riallestimento, includendo Boboli. Il passaggio tra palazzo Vecchio e gli Uffizi è ultimato, resterà permanentemente aperto e verrà percorso appunto dai ministri in visita inaugurale. Seguirà un concerto nel salone dei Cinquecento e la cena di gala. La mattina dopo a palazzo Vecchio interverranno il sindaco, il ministro e il presidente dell’Accademia dei Lincei. Seguirà una tavola rotonda fra sette personalità dei diversi paesi. Per l’Italia parteciperà il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta. È davvero importante il rilievo che verrà dato all’evento, a maggior ragione in questa stagione di ristrettezze economiche segnata da rischi di nazionalismi e di chiusure. L’attenzione alla cultura, o alle culture, è infatti uno straordinario strumento di dialogo e di apertura.
Nella presentazione alla stampa estera il sindaco di Firenze Dario Nardella ha parlato di onore e di opportunità per la città di Firenze. Così come Firenze insieme ad Atene è stata la prima capitale europea della cultura, parimenti ha ora l’opportunità di ospitare il primo G7 della cultura. Anche la sfida economica può essere affrontata e vinta in chiave culturale. Il sindaco ha fatto cenno a venti progetti in cantiere, di diversa natura. Ha riaffermato il ruolo della tutela del patrimonio culturale. È stata già firmata una carta che appoggia l’iniziativa degli stati da parte delle città d’arte del mondo, Tunisia inclusa, dopo l’attacco al museo del Bardo. Muti torna a dirigere l’orchestra e il coro del maggio musicale fiorentino. Il concerto sarà replicato nel nuovo teatro dell’Opera di Firenze. Parallelamente sono già iniziati gli incontri preliminari, a esempio quello tra i 18 musei di arte contemporanea italiani, che si è tradotto nella sottoscrizione dell’accordo per la carta “contemporaneamente Italia” che dà accesso a tutti i musei consorziati. Molte altre sono le iniziative promosse, tavole rotonde per accordare i diversi paesi. Si terrà anche un incontro di lavoro sul tema del restauro: si intensifica infatti l’attenzione e la ricerca sul restauro da parte di molte città. Vi sono anche iniziative a carattere espositivo, tra le quali una mostra di Bill Viola, e nell’occasione di questo incontro viene mostrata per la prima volta in Italia la riproduzione simbolica, in scala ridotta, del perduto arco di Palmira. Vi sarà il ritorno della chimera di Arezzo dopo quasi trent’anni a palazzo Vecchio. Vi sono naturalmente molti altri progetti che non possono essere tutti qui enumerati.
Un argomento al quale è stata riservata particolare attenzione può essere espresso in un quesito: i paesi meno dotati di risorse e tradizioni come si possono efficacemente collegare e integrare allo sviluppo legato alla cultura?
Senza rischio di scadere nel gossip si può aggiungere un’osservazione: pochi sanno e pochissimi possono ormai ricordare oggi che quel ventaglio di testate che rappresenta il logo della stampa estera a Roma e che si innalzava alle spalle del ministro durante la conferenza stampa di presentazione ai giornalisti del G7 a Firenze è una rielaborazione di una stella originaria, ancora conservata pur se un po’ sbiadita dal tempo. Nei giorni successivi all’Epifania di tanti anni fa quella prima icona del dialogo fu pensata e realizzata da un giornalista tedesco di stanza a Roma, Jürgen Vordemann, che è stato corrispondente anche dell’Osservatore Romano proprio in materia culturale.
Il ministro ha risposto alle numerose domande degli intervenuti sottolineando le azioni a tutela del patrimonio.
Sul museo Ginori il ministro ha anticipato che si stanno raccogliendo risorse private per contribuire anche economicamente alla sua futura gestione. Sia la collezione che il palazzo vanno tutelati. Il ministero vuole salvare questa collezione. Si è a buon punto per giungere a un impegno privato sostenuto da un intervento diretto dello stato. L’obiettivo è che lo stato arrivi a rilevare la collezione e che si accordi con i privati per la gestione.
Nel lavoro preparatorio si sono riscontrate molte disponibilità e molte affinità, con frequenti concordanze tra i sette paesi. L’iniziativa franco-italiana in sede di Organizzazione delle nazioni unite (che può intervenire durante la crisi) e non di solo di Unesco (che interviene dopo la crisi) testimonia che anche nelle azioni di peacekeeping si sta affermando questa nuova attenzione: la vita che verrà non può essere privata delle tradizioni che il passato ci ha donato. Si è affrontato il tema del terrorismo e del traffico illecito di opere d’arte che lo alimenta: il nucleo di tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri, a fronte dei crescenti aspetti di minaccia connessi al fenomeno, accende una speranza nel contrasto al traffico illecito. Fondamentale a tal fine è il censimento dei beni trafugati. Italia e Siria operano insieme non solo a Damasco: a esempio, due bassorilievi trovati quando Palmira è stata una prima volta liberata dal cosiddetto Stato islamico (Is), sono stati consegnati all’Iscr per ottenere, tramite un intervento reversibile, il restauro e l’integrazione dei reperti; sono già stati riconsegnati.
Rispondendo alle domande della stampa estera si è parlato anche, naturalmente, del terremoto. Più di 3500 sono le chiese inagibili nella vasta area colpita, per non parlare della mole dei borghi danneggiati. Servono linee guida aggiornate in materia di logica del restauro. La sfida della ricostruzione deve restare al centro delle attenzioni del governo italiano e della comunità internazionale. Sulla base dell’emergenza si sta ragionando di fare un ulteriore passo in avanti: finora si è operato con vigili del fuoco, carabinieri, protezione civile, integrate nell’emergenza, ora si vorrebbe istituire all’interno della protezione civile una struttura permanente dedicata al patrimonio culturale.
Si è parlato di sperimentare una card semestrale per i musei: l’idea è molto semplice. Consente con 30 euro di entrare in ciascuno dei 18 musei aderenti nell’arco di sei mesi. Promuove la rete dei musei italiani pubblici e privati di arte contemporanea.
Firenze, si è detto, è tra le città che ha profittato da subito dell’art bonus: ad esempio nel restauro della fontana del Nettuno (dell’Ammannati) soprannominato ora scherzosamente “il biancone”. Non è una sponsorizzazione ma una detrazione fiscale. È un cantiere trasparente e visitabile.
Agli interrogativi sulla domus aurea il ministro ha concluso richiamando i 13 milioni sui fondi cipe, che possono però essere utilizzati solo dopo l’intervento propedeutico di impermeabilizzazione del giardino soprastante, che ha danneggiato con le infiltrazioni il patrimonio archeologico presente nel sottosuolo. Si procederà anche con gli scavi della parte inesplorata. La domus aurea passerà al nuovo parco archeologico centrale: è aperto in proposito il bando, sino al 14 aprile, per proseguire il lavoro della Soprintendenza speciale di Roma.

Per azzardare una sintesi, indubbiamente ardua di fronte a una tale ampiezza di temi culturali diversi che riguardano interi paesi del mondo, si può forse proporre la trasposizione, la parafrasi di un passo dell’Amoris laetitia (171), ripetendo non a una sola famiglia, ma a ogni nazione lo stesso identico invito: vivi con sereno entusiasmo in mezzo ai tuoi disagi rivolgendoti a chi custodisca la tua gioia perché tu possa trasmetterla.

di Francesco Scoppola

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE