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Alleanza urbana
per lo sviluppo sostenibile

· ​Dopo la riunione in Vaticano appuntamento al Palazzo di vetro di New York ·

Dalla Città del Vaticano a New York: nasce l’alleanza urbana dei sindaci per lo sviluppo sostenibile. Il battesimo ufficiale avrà luogo alle Nazioni Unite il prossimo 24 settembre, il giorno prima della visita di Papa Francesco al Palazzo di vetro. È questo il risultato principale della due giorni svoltasi dal 21 al 22 luglio, su iniziativa della Pontificia Accademia delle scienze sociali, per individuare risposte efficaci al degrado ambientale e ai fenomeni di sfruttamento dell’essere umano a esso connessi.

Dopo l’incontro di martedì pomeriggio nell’aula del Sinodo con il Pontefice, gli oltre sessanta sindaci di tutto il mondo si sono ritrovati mercoledì pomeriggio nella casina Pio IV, sede della Pontificia Accademia organizzatrice, per un secondo appuntamento, più ristretto, in cui hanno tirato le somme fissando alcuni punti cardine. Dall’approfondimento del tema dei lavori — «Città sostenibili: rafforzare i popoli, facilitare la prosperità e proteggere il pianeta» — è scaturita una dichiarazione comune, nella quale i firmatari si impegnano «a lavorare al successo degli obiettivi di sviluppo nelle città e nelle rispettive aree di responsabilità, e a cooperare con altri nel mondo per aiutare tutte le città a rispettare i nuovi obiettivi con successo». A tal fine, hanno deciso di iniziare da subito «a lavorare insieme» e a coalizzarsi «tra città in una Alleanza urbana per gli obiettivi dello sviluppo sostenibile», che «sarà aperta, volontaria e partecipativa». In pratica si tratta di formulare un un “piano comune” per giungere a un “consenso globale” sugli obiettivi di sviluppo, primo tra tutti la fine della povertà estrema e della fame.

Negli interventi della giornata di ieri alcuni primi cittadini hanno posto l’accento proprio sulla necessità di un’azione coordinata. Dopo un’introduzione dell’economista statunitense Jeffrey Sachs, hanno preso la parola i sindaci di Seoul (Corea del sud), Bogotá (Colombia), Gaborone (Botswana), Stoccolma (Svezia), Johannesburg (Sud Africa), San Francisco e New Orleans (Stati Uniti d’America) e Porto Alegre (Brasile).

Tutti hanno descritto una situazione socio-ambientale preoccupante. Secondo Park Won-soon, amministratore della capitale coreana, nel 2014 quasi venti milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa di disastri naturali. Terremoti ed eruzioni vulcaniche hanno causato lo spostamento forzato di 1,7 milioni di persone. La stragrande maggioranza degli esodi è stata causata da catastrofi meteorologiche, soprattutto uragani e inondazioni.

Oggi, gli ha fatto eco Kagiso Thutlwe, sindaco di Gaborone, per una persona la probabilità di essere costretta a spostarsi è per il sessanta per cento più alta rispetto al 1970 e il cambiamento climatico causerà eventi sempre più estremi.

Sono realtà che non risparmiano le regioni più sviluppate: in Giappone, il tifone Halong nell’agosto 2014 ha costretto oltre mezzo milione di persone ad abbandonare le proprie abitazioni.

«Papa Francesco ha fatto appello ai sindaci affinché assumano la leadership nel superare le crescenti crisi di esclusione sociale, marginalizzazione, degrado climatico», afferma la dichiarazione. Di conseguenza — prosegue — «noi, sindaci e altri partecipanti al simposio, abbiamo ascoltato questo appello. Riconosciamo le terribili minacce alle future generazioni. Dobbiamo agire adesso» è l’imperativo conclusivo.

di Silvina Pérez

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22 settembre 2019

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