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Alleanza terapeutica

· Il rapporto tra medico e paziente nell’ospedale pediatrico Bambino Gesù ·

Anticipiamo stralci dell’articolo «L’ospedale pediatrico Bambino Gesù», che uscirà sul prossimo numero della Civiltà Cattolica sabato 6 gennaio, in occasione del centocinquantesimo anniversario del nosocomio.

Giovanni xxiii durante la visita all’ospedale pediatrico nel Natale del 1958

Quella dell’ospedale «Bambino Gesù» è la storia di un dono che ha inizio nel 1869, quando il duca Scipione Salviati e sua moglie Arabella Fitz-James decidono di fondare un ospedale per curare i bambini ammalati. È il 25 febbraio, giorno del compleanno della duchessa, e tutto inizia da un salvadanaio di terracotta che la famiglia Salviati rompe. Simbolicamente, quel gesto ha posto le fondamenta di una rete di donazioni che ha portato il «Bambino Gesù» a diventare l’ospedale del Papa. Roma contava poco più di 200.000 abitanti, viveva di un’economia agricola ed era priva di strutture pediatriche. L’ospedale nasce non da una costruzione di mattoni, ma da quattro bambine ammalate di scrofola, ricoverate in una stanza attigua all’orfanotrofio dei Santi Crescenzio e Crescentino. L’assistenza, nei primi anni di vita dell’ospedale, è affidata a quattro suore vincenziane, un medico clinico e due medici chirurghi, di cui uno astante, due infermiere e un portiere-portantino.
Alla vigilia dei 150 anni di vita dell’ospedale, quella stanza si è trasformata in quattro poli di ricovero e di cura: la sede storica del Gianicolo e la nuova sede di San Paolo Fuori le Mura, a Roma, i centri di Palidoro e Santa Marinella, con 607 posti letto, 27.000 ricoveri ogni anno, 339 trapianti, 44.000 giornate di Day Hospital, 80.000 accessi al Pronto soccorso, oltre 1.700.000 prestazioni ambulatoriali.
La prima sede dell’ospedale risale al 6 marzo 1872: un edificio di quattro piani in via delle Zoccolette, che neppure il generale Alfonso La Marmora riesce a inglobare nell’«amministrazione laica» del nuovo Stato. Nel 1887 l’ospedale viene trasferito al Gianicolo, in uno dei luoghi più suggestivi di Roma, grazie all’aiuto dell’amministrazione pubblica e di molti benefattori privati.
Il 24 gennaio 1924 la proprietà viene donata alla Santa Sede, e poi verrà inclusa nei Patti Lateranensi. La difficile mediazione tra la famiglia Salviati e l’amministrazione pubblica è portata avanti da Francesco Pacelli, fratello di Eugenio. La scelta divide anche alcuni importanti prelati, a motivo del peso della gestione di un’opera così grande. Ma è Papa Pio XI a giustificarne il fondamento: «L’assistenza ospitaliera dei fanciulli poveri si addice al Nostro ministero che anche in questo continua l’opera di Nostro Signore Gesù Cristo, il quale fece oggetto di sua speciale amorevolezza i bambini e si compiacque di averli presso di sé».
Nelle parole rivolte dai Papi al «Bambino Gesù» emerge come la Chiesa si prenda cura dei bambini ammalati e fondi i «presupposti» etici e antropologici di salute, malattia, sofferenza e cura, finitezza e dignità.
Il primo Papa a varcare la soglia dell’ospedale è Giovanni XXIII nel Natale del 1958, a poco più di due mesi dalla sua elezione. Le immagini della visita fanno il giro del mondo, e quell’occasione straordinaria porta un bambino ricoverato a scambiare il Papa per Babbo Natale. Il Pontefice ritorna tra le corsie dell’ospedale nel Natale del 1962. Papa Paolo VI visita l’ospedale il 1° gennaio 1968, e nella sua omelia sottolinea il valore redentivo della sofferenza. Dieci anni dopo, nel 1978, affida all’ospedale il complesso della Pontificia Opera di Assistenza a Palidoro, che aveva terminato le sue attività. Fino agli anni Settanta, i discorsi dei Papi all’ospedale sono centrati sul modello «paternalistico», detto anche «genitoriale o sacerdotale», in cui il medico era chiamato a decidere sul «bene del paziente». Dagli anni Ottanta, il rapporto medico-paziente cambia: si basa sull’«alleanza terapeutica», modello fondato sulla fiducia reciproca per tutelare la salute, intesa come un bene. Così, l’«etica dei medici» lascia il passo all’«etica medica», in cui il medico accompagna il paziente e la famiglia nelle sue decisioni.
Questo cambiamento di prospettiva è illustrato da Papa Giovanni Paolo II, quando, l’8 giugno 1982, sottolinea il valore e la centralità della ricerca scientifica: «Auspico che questo Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” sia un segno di avanguardia, un centro di studio, in cui a questi piccoli siano offerti, con le cure sempre più avanzate della tecnica e della scienza, l’affetto e la dedizione più delicati, ispirati al messaggio di amore del Vangelo di Cristo». La ricerca scientifica diventa per la Chiesa una forma di evangelizzazione e di amore, di personalizzazione della medicina e di rigore nella cura. I frutti del cambiamento appaiono tra gli anni Ottanta e Novanta, quando l’ospedale apre il servizio di genetica (1983), il laboratorio di bioingegneria (1984), il servizio di tomografia assiale computerizzata (1987), la sezione di terapia intensiva neonatale (1989), il centro informatico e di elaborazione dati (1990) e il centro di assistenza per bambini affetti dall’Aids (1992). 

di Francesco Occhetta

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