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Alle radici della pianticella
di san Francesco

· La seconda edizione aggiornata delle Fonti clariane ·

Il francescano Giovanni Boccali, uomo di poche parole e di molta sostanza, è persona di spirito, capace di sorridere anche nelle difficoltà senza arrendersi mai, con il gusto del lavoro assiduo: come testimonia la sua copiosa bibliografia, egli si è impegnato sodo per una vita intera e continua a farlo tuttora, ormai quasi novantenne e «ricoverato — così mi scrisse mesi or sono, in occasione della mia elezione alla cattedra beneventana — tra gli infermi “tumorati” di Dio». 

Pietro da Rimini, «Santa Chiara» (chiesa delle clarisse a Ravenna, 1320 circa)

Non è facile, in effetti, riassumere i risultati delle sue ricerche, anche solo a volersi limitare agli studi clariani: si pensi, ad esempio, alla scoperta — grazie a una segnalazione delle clarisse del protomonastero di Assisi — dell’Audite poverelle, lo straordinario testo che Francesco d’Assisi indirizzò a Chiara e alle sue sorelle, oppure all’edizione della Legenda sanctae Clarae virginis, nonché a molti altri testi, alcuni dei quali permanevano inediti. Quest’attività pluridecennale ha trovato ora degna sintesi nel monumentale volume delle Fonti clariane, vera summa delle testimonianze medievali su santa Chiara d’Assisi, di cui è stata pubblicata la seconda edizione aggiornata (Padova, Editrici Francescane, 2015, pagine 1399, euro 49).
L’opera si articola in dieci sezioni: scritti di Chiara d’Assisi; primi documenti ufficiali (tra i quali, più importanti, gli atti del processo di canonizzazione, la lettera di canonizzazione di Alessandro iv, la legenda ufficiale Admirabilis femina); legendae minori latine (tra queste, la Legenda versificata); legendae in volgare italiano; testi da altre lingue, soprattutto dal tedesco e dall’olandese; testimonianze dei secoli xiii-xv (per la gran parte di ambito francescano, tranne alcune eccezioni, come la prima e la più antica, a opera di Giacomo da Vitry); documenti curiali (dalla costituzione 13 del concilio Lateranense iv, seguita dal cosiddetto Privilegio di povertà di Innocenzo iii, fino a un frammento della Forma vitae di Innocenzo iv); testi liturgici latini (legislazione pontificia e dell’Ordine dei minori, ufficiatura, messe, testi poetico-liturgici); ritmi e rime italiane; sermoni editi.

L’opera corona degnamente decenni di ricerche e costituisce il lascito prezioso di uno studioso serio, attento e solerte, segno inequivocabile di un affetto autentico per san Francesco e la per sua “pianticella” Chiara.

di Felice Accrocca

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21 marzo 2019

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