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Alle radici del dialogo

· L’importanza delle fonti nel confronto con la modernità ·

È stato un itinerario musicale tra il XII secolo e la prima metà del Seicento il concerto offerto il 14 dicembre dalla Segreteria di Stato alla Curia romana e al corpo diplomatico presso la Santa Sede. Nella Cappella Sistina il coro diretto dal maestro Massimo Palombella, lungamente applaudito alla fine, ha eseguito musiche per il tempo di Avvento e di Natale composte da Pérotin, Josquin Desprez, Jean Mouton, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Giovanni Maria Nanino, Tomás Luis de Victoria e William Byrd. Con il segretario di Stato, del quale pubblichiamo il saluto conclusivo, erano presenti, tra gli altri, l’arcivescovo Gallagher, monsignor Borgia, l’arcivescovo Gänswein, e i cardinali Bertone, Brandmüller, Farina, Ravasi e Vegliò.

Questa sera abbiamo compiuto una specie di cammino spirituale condotti dalla musica scritta storicamente proprio per questo luogo sacro.

Le melodie medioevali, la polifonia del Quattrocento, la mirabile sintesi del Rinascimento che in questo luogo possiamo non solo udire ma anche contemplare negli affreschi michelangioleschi, sono la testimonianza viva di come la Chiesa in ogni momento storico, attraverso il suo magistero e attraverso l’arte, ha fatto esegesi della rivelazione, rendendo attuale la parola di Dio per il bene di ogni fedele.

È poi molto significativo che nella Santa Sede esistano istituzioni le quali, con professionalità e con lavoro metodico e incessante, curano la ricerca e lo studio delle fonti, in questo caso quelle musicali, presenti nella Biblioteca apostolica vaticana.

Lo studio serio delle fonti, in ogni ambito del sapere, permette, infatti, la vera e feconda conoscenza delle nostre radici, un processo che a sua volta consente un autentico dialogo culturale con la modernità, con le diverse confessioni religiose, con le persone lontane dalla fede. Questo prezioso e indispensabile dialogo culturale diviene un importante veicolo per l’evangelizzazione, che è la prima e fondamentale attività della Chiesa e alla quale tutto è finalizzato.

Ascoltare in questo ambiente unico la musica scritta proprio per queste mura, per questa particolare acustica e per questo coro, il più antico del mondo, ci coinvolge e immerge in una originale e del tutto speciale unità di colori e suoni dove, in qualche modo, le figure dipinte da Michelangelo, avvolte da questa musica, sembrano assumere nuovo dinamismo, in una raffinata sinergia di arte visiva e musicale. Attraverso la bellezza possiamo in tal modo raffinare la nostra umanità e fare autentica esperienza di Dio. Il Natale ci mostra che la bellezza è dimensione in Dio che si rivela in Cristo: Cristo narra la bellezza di Dio con la sua umanità. Egli è il più bello tra i figli dell’uomo, sulle cui labbra è diffusa la grazia, come si legge nel salmo 44.

Il Natale del Signore ci trovi pronti ad accogliere Gesù, affinché il Signore possa fare di noi le persone che lui stesso ci chiama ad essere, cioè lasciarci trasfigurare dalla sua bellezza, liete per la salvezza che egli ci dona e capaci di condividere con il prossimo l’intima gioia che il Natale viene a portarci, rendendolo più bello.

Ringrazio tutti, ringrazio la cappella musicale pontificia e il suo maestro, e in particolare ringrazio i pueri cantores e i loro genitori. Davvero questi ragazzi sono fiore all’occhiello della cappella musicale.

di Pietro Parolin

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14 dicembre 2018

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