Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Allarme umanitario per la Libia

· Oltre due milioni di civili necessitano di assistenza ·

Combattimenti nella città strategica di Sirte (Reuters)

Mentre a Tripoli e a Bengasi si continua a combattere, l’Onu lancia un nuovo allarme umanitario per la Libia. A sei anni dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi il caos continua a regnare sovrano in un Paese dove «oltre 2,4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria» ha detto l’inviato dell’Onu per la Libia, Martin Kobler, lamentando come «manchino medicine, vaccini e i servizi ospedalieri siano pessimi». A causa delle violenze e dell’instabilità politica, «oltre 300.000 bambini non vanno a scuola e quasi 350.000 libici sono sfollati nel Paese» ha detto Kobler. C’è poi un’altra emergenza: oltre 270.000 migranti vivono abbandonati a se stessi in Libia e sono potenziali vittime dei trafficanti di esseri umani.
Continua intanto l’assedio di Sirte, con le forze leali al Governo di unità nazionale sostenuto dall’Onu che stanno stringendo in una morsa, grazie soprattutto all’aiuto statunitense, i jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is). I comandanti libici affermano che restano solo poche sacche di resistenza dei jihadisti in alcuni quartieri. Sulla carta, il settanta per cento della città sarebbe stato liberato dall’Is, hanno reso noto fonti della stampa locale.

Dal primo di agosto a oggi i raid statunitensi contro postazioni dell’Is a Sirte sono stati 65. Nella giornata di ieri sono stati distrutti un veicolo di rifornimento utilizzato dai miliziani, un’autobomba e tre postazioni utilizzate come base operativa. Numeri, questi, diffusi ieri dal comando militare statunitense per l’Africa (Africom) in un comunicato, in cui si legge che i raid avvengono «su richiesta e in coordinamento» con il Governo libico guidato dal premier incaricato Fayez Al Sarraj. Un’implicita risposta al Parlamento di Tobruk — quello che ancora non ha votato la fiducia a Sarraj, a dimostrazione della spaccatura politica del Paese — e al Cremlino, che infatti avevano definito i raid «illegali» chiedendo una risoluzione delle Nazioni Unite.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE