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Allarme
per l’Amazzonia

· Al Villaggio per la Terra un’intera giornata dedicata alla grande regione sudamericana ·

Un rinnovato forte grido d’allarme per l’Amazzonia è stato lanciato sabato a Roma dai partecipanti al forum sull’ambiente “Villaggio per la Terra”, grande manifestazione che si è conclusa oggi nello scenario di Villa Borghese. L’appello arriva a pochi mesi dal prossimo Sinodo dei vescovi dedicato alla macroregione sudamericana, colpita non solo da deforestazione e sfruttamento, ma anche da minacce sempre più pressanti per le popolazioni indigene. E ad aprire l’incontro è stato proprio il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. «Siamo veramente felici che il tema che il Papa ha scelto per il prossimo sinodo sia proprio l’Amazzonia — ha detto il porporato, parlando a braccio — un tema al quale avete aderito mettendolo al centro dell’edizione di quest’anno». «La prima cosa importante è quella che state facendo — ha proseguito il cardinale Baldisseri – ovvero richiamare l’attenzione di tutti su questo tema, anche dopo la conferenza di Parigi sul clima».

«Nell’area amazzonica la Chiesa è ben presente, soprattutto con i suoi sacerdoti e con il popolo di Dio: dal punto di vista organizzativo ci sono sette conferenze episcopali, 106 vescovi e migliaia di sacerdoti, di religiosi», ha sottolineato ancora Baldisseri, evidenziando come questa presenza, molto radicata nella storia del continente, adesso deve affrontare «minacce e problemi». «Questa è una situazione che necessita di continua attenzione e sulla quale non bisogna mai abbassare la guardia», ha insistito il cardinale Baldisseri, ricordando che «nella sua enciclica Laudato si’, il Santo Padre parla di casa comune», e che «l’Amazzonia — dove gli indigeni abitano in piccole città nella foresta — è la nostra prima casa».

Se si parla dell’Amazzonia, che lo scorso anno ha visto un aumento della deforestazione del 14 per cento, pari a circa 8.000 chilometri quadrati, si pensa soprattutto alla violenza sulla natura, «ed è certamente giusto — ha spiega a volta sua padre Laurent Mazas, direttore esecutivo del Cortile dei Gentili — ma esiste un risvolto umano altrettanto grave per tante popolazioni indigene assediate da sfruttamento e violenza: dobbiamo creare ponti, questa è la sfida dei nostri giorni di fronte alla situazione in corso in quella parte del mondo».

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