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Allarme istruzione dall’Onu

In tutto il mondo 263 milioni di bambini in età scolare — di cui 61 milioni alle scuole primarie — non vengono ancora istruiti, portando a livelli elevatissimi l’analfabetismo e la discriminazione. È questo l’allarme lanciato ieri alla sede newyorchese delle Nazioni Unite dal relatore speciale sul diritto all’istruzione, Koumbou Boly Barry. Nell’Africa subsahariana e nel sud dell’Asia, in particolare, più del 70 per cento dei ragazzi non frequentano le scuole elementari né le scuole secondarie. «È un imperativo per gli stati raggiungere tutti i bambini e portarli a scuola» ha spiegato Boly Barry durante l’Assemblea generale. «I bambini che non vanno a scuola — ha proseguito il relatore speciale — spesso si trovano ad affrontare discriminazioni a causa delle loro situazioni economiche o geografiche, o per il loro background culturale, linguistico o etnico; altri diventano migranti, rifugiati o sfollati». Per Boly Barry, gli stati non solo devono garantire che le scuole forniscano pari opportunità a tutti per accedere all’istruzione, ma devono anche garantire che gli alunni ricevano il sostegno necessario quando sono a scuola. I governi devono anche portare avanti politiche e leggi inclusive, che eliminino le discriminazioni. Certo, conclude il rapporto di Boly Barry, la responsabilità di implementare il diritto all’educazione spetta innanzitutto ai governi. Tuttavia, la comunità internazionale deve anche fornire un sostegno politico, finanziario e tecnico per assistere i governi nell’avviare programmi di educazione equi e indirizzati a tutti. Questo sforzo da compiere entra nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’Onu.

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18 novembre 2019

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