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Allarme dell’Onu sulla tenuta della diga di Mosul

· ​A rischio oltre un milione di persone ·

La diga di Mosul (Ansa)

La diga di Mosul, nel nord dell’Iraq, rischia di cedere provocando una catastrofe. Per questo, i lavori di restauro e consolidamento, affidati alla ditta italiana Trevi, devono cominciare «al più presto». È il monito lanciato nelle ultime ore dalle Nazioni Unite a New York dove si è svolta una riunione presieduta dagli ambasciatori statunitense e iracheno al Palazzo di Vetro. Mosul è dall’estate del 2014 saldamente in mano al cosiddetto Stato islamico (Is) che l’ha proclamata sua capitale in Iraq. E oggi si è tornato a parlare della tanto attesa offensiva militare delle forze irachene e della coalizione guidata dagli Stati Uniti per riprendere il controllo di quella che è la seconda città del Paese. Secondo il consiglio regionale di Ninive, la regione di cui Mosul è formalmente capoluogo, circa un milione di civili ancora residenti in città e nei suoi dintorni sarebbero costretti a lasciare le loro abitazioni in caso di un’offensiva militare anti-jihadista. Ghazwan Hamed, membro della giunta di Ninive, ha reso noto che «sono in corso preparativi per fare fronte a questa nuova futura emergenza umanitaria». In particolare, afferma Hamed citando dati dell’Onu, centri di accoglienza sono in via di allestimento nella vicina regione autonoma del Kurdistan. La data dell’offensiva su Mosul rimane comunque incerta, mentre dovranno cominciare quanto prima i lavori per il restauro della diga, che in linea d’aria dista meno di venti chilometri dalle postazioni dell’Is.

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14 ottobre 2019

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