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Allarme dell’Onu per il Kasai

· ​Si teme una ripresa delle violenze nella regione della Repubblica Democratica del Congo ·

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso profonda preoccupazione per la situazione nel Kasai, regione della Repubblica Democratica del Congo, dove la continua instabilità rappresenta un grave rischio per l’incolumità delle popolazioni civili, tra cui diverse centinaia di rifugiati recentemente tornati dall’Angola. 

Civili in fuga nella regione congolese del Kasai

Le forze governative congolesi — rende noto l’Unhcr — hanno ripreso il controllo di vaste aree del Kasai, anche se perdurano sporadici scontri tra le forze armate e bande di miliziani. Nel frattempo, «restano alte le tensioni tra i diversi gruppi etnici, con il rischio che la regione viva nuove esplosioni di violenza» si legge in una nota dell’agenzia delle Nazioni Unite. Gli operatori dell’Unhcr presenti a Tshikapa, una città a circa 60 chilometri dal confine con l’Angola, riferiscono che diversi sfollati interni, così come coloro che sono tornati dall’Angola, non sono riusciti a rientrare nelle loro comunità a causa delle ostilità inter-etniche.
A febbraio le tensioni hanno costretto oltre 11.000 persone a lasciare le proprie case e spostarsi verso le zone più settentrionali della regione, nel territorio di Mweka. Queste persone vanno ad aggiungersi ai circa 900.000 congolesi sfollati a causa della crisi del Kasai scoppiata nel 2016.
Come accennato, il conflitto nel Kasai ha anche costretto oltre 35.000 congolesi a cercare rifugio in Angola. Dal settembre 2017 alcuni di loro sono tornati volontariamente nella Repubblica Democratica del Congo, scoprendo però che raggiungere le loro vecchie abitazioni era impossibile. Molti di loro oggi vivono in chiese e moschee, mentre altri sono stati costretti a trasferirsi in altre province. Spesso le persone che sono ritornate non trovano alcun sostegno per ricostruire le proprie abitazioni — informa l’Unhcr — poiché i finanziamenti umanitari non consentono attualmente di mettere in atto un programma di ricostruzione.
Per far fronte alla crisi, l’Unhcr ha richiesto, per il 2018, 368,7 milioni di dollari; a oggi però solo l’un per cento di questa cifra è stata stanziata. L’Unhcr ritiene inoltre che non sia ancora possibile procedere a rimpatri in modo sicuro, dignitoso e sostenibile, poiché «mancano le condizioni di pace e sicurezza».

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