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All’accendersi della prima stella

Le diciotto composizioni di Natale contenute in All’accendersi della prima stella (Scheiwiller, 1988) e le ventitré sequenze del poemetto Myriam di Nazareth (Ares, 1992) scritte dal poeta romano Elio Fiore (1935-2002) ribaltano l’immagine oleografica e pia di tanta poesia devozionale mariana, costituendo ancora oggi uno dei vertici della poesia incentrata sulla figura della Madre di Dio.

Vincent Van Gogh, «La notte stellata» (particolare, 1889)

Come chiosa lo stesso Fiore, in una nota posta al termine di Myriam di Nazareth, la lettura della Vita di Maria di Rainer Maria Rilke, prefata da David Maria Turoldo, lo sollecitarono a cimentarsi con un tema, quello della figura della Vergine, da sempre a lui a caro, per ragioni intellettuali, ma anche, e soprattutto, biografiche. All’età di otto anni, il 19 luglio 1943, durante il bombardamento alleato di Roma, Fiore rimase per dieci ore sepolto sotto le macerie della propria casa insieme a sua madre: da quella tragedia nacque in seguito una delle sue poesie più belle, Madre oggi ricorre una memoria dura, dove gli occhi del bambino rievocano i momenti del crollo della casa. In questa poesia, tra «ululi e grida» si staglia la figura salvifica della madre che cerca di proteggere con il proprio corpo il figlioletto, controllandone nel buio il respiro, ridotto ormai quasi a un rantolo, e pregando, come una litania, la Madonna di salvarlo («Madre d’Iddio salva il figlio mio»). In quell’esperienza estrema, il bambino Elio Fiore, venuto traumaticamente a contatto con l’orrore della Storia, trovò dunque nell’abbraccio di sua madre e nell’invocazione di lei a Maria, quella risposta salvifica a cui sarebbe rimasto fedele nel corso di tutta la sua vita; una risposta radicata nell’amore incondizionato e nella fede a cui la madre aveva affidato non la sua salvezza, ma quella del figlio.

La poesia di Elio Fiore, seppure abiti religiosamente una Storia definita come «orrenda», «implacabile», «disumana», «assurda», non riesce a soffocare la speranza, la possibilità, la tensione verso il bene, incarnata dall’immagine della Madre di Dio. Myriam di Nazareth ripercorre la vita di Maria, (o Myriam, nella sua antica accezione ebraica) narrata affiancando a elementi di vita quotidiana l’intuizione del suo itinerario salvifico, come nel componimento Canto della ninna nanna di Hannah, in cui la piccola Myriam viene cullata nelle braccia della madre. Hannah nel suo canto lega alle parole tipiche di ogni ninna nanna «fai la ninna, nanna ooh, / lalla, lalla, lalla ooh!», la premonizione del futuro che attende la sua bambina «Dormi, sogna un Angelo / Che nel tempo ti rallegrerà, / E ti chiamerà Figlia di Dio»: le cose del cielo e quelle della terra si confondono, muovendosi su un tracciato sub specie aeternitatis.

Pablo Picasso «Guernica» (particolare della “pietà”, 1937)

Myriam accetta con umiltà l’investitura dell’Angelo e celebra il Signore come colui che sta trasformando la sua esistenza, anche se non ne intravede ancora gli esiti. Il figlio che porta in grembo la renderà nello stesso tempo irraggiungibile e vicina: irraggiungibile per il mistero che la abiterà, vicina perché diverrà anche madre degli esseri umani che a lei si rivolgeranno.

In una delle poesie più belle del poemetto, intitolata I tre anni, Myriam, iniziando a presagire la croce, discerne il volere di Dio per i giorni che verranno: «Sono qui, accanto al telaio / E mi preparo ai giorni delle tenebre / Quando saremo da tutti abbandonati. / Ho fede in te, Padre, perché sempre / Rivedo l’Angelo e la grotta / Dove deposi il Signore». In questo momento Myriam intuisce che l’amore è dolore: accettando di essere il grembo del Verbo, è ferita, lacerata, perché dinanzi ai suoi occhi le si presenta la passione del Figlio. Eppure, la materna e suprema difesa di suo figlio, una volta intuitone l’imminente supplizio, consiste ancor più nel totale affidamento alla volontà del Signore: Myriam, allora, ne ricorda l’annuncio, la promessa, l’assenso ad accogliere nel suo grembo la parola, il nuovo inizio; Myriam ricorda la nascita miracolosa del suo bimbo in una grotta.

La profonda devozione mariana di Elio Fiore rivela il suo aspetto originale nella poesia intitolata Stabat Mater: «Madre di Dio, ti ho vista oltre / Una rete, a Bagdad, con altre madri / Urlavi il tuo dolore per i corpi / straziati e crocefissi per sempre»; l’orrore, la minaccia, il grido sono l’acuta spada che oggi trapassa il petto delle madri, come ha trapassato quello di Myriam. È in questa dicotomia giocata tra brutalità e speranza, orrore e affidamento, ombra e luce, che si dispiega la voce visionaria del poeta, che canta, nell’orrore della Storia, la vicinanza della Madre di tutti, poiché madre di colui che ha assunto la carne di tutti. Myriam è lo specchio in cui Dio riflette la sua immagine, un Dio di misericordia, vivente: viene invocata con toni intensi e sofferti e, nel momento della presa di coscienza della miseria umana, del peccato, diviene la strada per ritornare a Dio.

In All’accendersi della prima stella, la fede di Elio Fiore e il suo talento artistico riconoscono i tratti moderni, attuali di Maria, nel volto di una homeless con il suo bambino, che chiede l’elemosina per strada, nell’indifferenza generale, proprio, beffardamente, durante il periodo di Natale. La poesia si intitola La nostra stella è sepolta nella polvere, un titolo-epigrafe tratto da Nelly Sachs, poetessa ebrea tedesca, premio Nobel per la letteratura: «Maria era tutta vestita di nero, /stava per terra, ferma, composta, / tra le braccia stringeva Gesù. // Sull’affollato corso i passanti / andavano distratti, senza guardare, / senza dare una lira di elemosina. // Maria aveva gli occhi chiusi, / ma due lacrime scendevano / dal viso. Gesù mi sorrideva, // mentre s’accendevano le luci / sul mercato di lusso, sfavillante / di regali, di stelle e di angeli. // Gesù mi stringeva forte la mano / e in quel sorriso innocente, / sentivo tutto il dolore del mondo». Una natività mendicante dipinta da una poesia in cui la derelizione umana non vince sulla speranza.

di Elena Buia Rutt

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24 marzo 2019

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