Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Alla scuola di Gesù

· A Sarajevo congresso del Ccee sulla formazione degli insegnanti cattolici ·

Il compito degli insegnanti cattolici «è di vitale importanza non solo per la Chiesa ma per il bene comune e il futuro di tutta la società»: nel messaggio inviato al Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ricorda l’importante missione di una figura, il docente cattolico appunto, alla quale vescovi e responsabili nazionali per la pastorale della scuola hanno dedicato il congresso del Ccee in corso di svolgimento (dal 15 al 18 maggio) a Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina. Quattro giorni di lavori che si concentreranno in particolare sulla formazione cristiana e sull’accompagnamento spirituale degli insegnanti.

«Non basta una “verniciatura” formativa o l’incremento di una competenza spirituale accanto ad altre capacità. Bisogna mettersi alla scuola di Gesù perché è Lui che sta al cuore di ogni formazione», scrive il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, in una lettera indirizzata ai partecipanti. Nel testo il porporato sottolinea come, di fronte all’emergenza educativa, «il mondo dell’educazione e della scuola richiede da parte degli insegnanti un rinnovato impegno, generosità, abnegazione e ripensamento della propria missione educativa».

L’incontro è stato aperto dal presidente della commissione del Ccee «Catechesi, scuola, università», arcivescovo Marek Jędraszewski, e dalla presidente del Comitato europeo dell’insegnamento cattolico, Christine Mann, mentre l’arcivescovo di Sarajevo, cardinale Vinko Puljić, ha ricordato l’impegno della Chiesa locale nella città in cui cento anni fa ha avuto inizio la prima guerra mondiale e che, nel secolo scorso, è stata segnata da conflitti sanguinosi. Un impegno per la pace, da costruire — ha detto — innanzitutto attraverso «la dignità dell’uomo e dei suoi diritti» ma anche con «l’educazione e la formazione dei giovani». Ma non è sufficiente la formazione intellettuale: «È essenziale aiutare l’uomo a essere uomo», serve un’educazione «alla libertà e alla responsabilità, alla convivenza e alla tolleranza, un’educazione in cui ogni uomo sia libero di essere ciò che è nei propri diritti e nelle proprie libertà».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE