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Alla scoperta
della vera bellezza

· Decima edizione per il Festival francescano di Bologna ·

Dal 26 al 30 settembre si terrà a Bologna la decima edizione del Festival francescano: scrittori, giornalisti, teologi, musicisti si avvicenderanno sul palco di Piazza Maggiore, mentre proiezioni cinematografiche, cori francescani, tavole rotonde, concerti, preghiere guidate, animeranno il centro storico del capoluogo emiliano.

Tema conduttore di tutte le iniziative sarà il bello, come recita il titolo dell’evento, Tu sei bellezza, suggestivo verso tratto dalle Lodi di Dio Altissimo, preghiera composta da san Francesco sul Monte della Verna nel 1224, quando ricevette le stimmate. In questa orazione, come mette in evidenza il Manifesto del Festival, «l’esclamazione è ripetuta due volte per sottolineare l’importanza del concetto di bellezza nel rapporto con Dio; un rapporto che per Francesco passa necessariamente attraverso gli uomini e le altre creature».

È dunque la dimensione relazionale quella privilegiata dai francescani dell’Emilia-Romagna, per affrontare una via pulchritudinis che non tema di confrontarsi con i linguaggi della contemporaneità; come nel caso del dibattito sulla Neuroestetica, scienza che prevede un approccio neuroscientifico alla consueta analisi della produzione e della fruizione di opere d’arte, o come nel caso della discussione sull’estetica dei nuovi media, con approfondite riflessioni sull’inedito concetto di bello proposto dai social network.

Per il francescanesimo la bellezza è uno snodo cruciale, poiché specchio della gloria della creazione e, come recita il Cantico di frate Sole, belli sono il sole, il fuoco, la luna e le stelle. L’essere umano, meravigliato per la magnificenza del mondo, intuisce subitaneamente i limiti del proprio io e, superando le barriere dell’ego, si sintonizza sulla frequenza d’onda di una trascendenza che lo supera. La bellezza commuove e riporta a un ordine, a una trasparenza del creato, altrimenti offuscata: diviene forza conoscitiva dell’Alterità e strumento di riconoscimento della scintilla divina stessa presente nell’uomo.

Eppure, possono dimorare nel concetto di bellezza un’ambiguità e una pericolosità che si dispiegano quando essa viene interpretata come godimento estemporaneo e materiale, volto esclusivamente al possesso: la bellezza, allora, viene a esercitare il potere di una Gorgone che scruta e paralizza, o la seduzione di un canto delle sirene, dal quale è necessario rifuggire per salvarsi. Quando il bello cessa di porsi come elemento costitutivo dell’umano, si trasforma in un feticcio e questo è il rischio maggiore corso dalla società contemporanea, dove la bellezza è oramai ridotta a idolo.

Un interessante dibattito a proposito è previsto per giovedì 27 settembre: una tavola rotonda avente al centro il corpo della donna che, con le sue infinite interpretazioni e strumentalizzazioni, rischia di essere “vittima” della bellezza anziché portatore di questa.

Consapevole dei rischi di un’estetica incline a scadere nell’estetismo, il francescanesimo cala il concetto di bellezza nella realtà, ribaltando in modo anticonvenzionale l’immaginario devoto ed edulcorato che raffigura il bene con il canone del bello: «il francescanesimo — recita il Manifesto del Festival — trova bellezza laddove altri trovano scarto». Il lebbroso, dunque, “è bello” poiché l’esperienza ricavata da questo incontro conduce alla verità sull’uomo, essere fragile, finito, incompiuto. Il disarmonico, il grottesco, il ripugnante svelano un orizzonte di senso, in questo caso rappresentato dalla condizione di finitudine propria del genere umano, condizione che Dio ha deciso di prendere su di sé per sanare.

Il brutto “diviene bello” poiché, invece di essere letto come uno scherzo disgraziato del destino, si mostra come emblema della condizione umana, una risorsa su cui lavorare, in nome di un bene che è sempre “in costruzione”. Il brutto si trasforma allora in riconoscimento del limite, possibilità di affidamento, molla di incontro e di carità.

La riflessione proposta da questa decima edizione del Festival francescano si allontana dunque deliberatamente dai canoni codificati di bellezza, per dedicarsi alla ricerca di nuove strade che individuino il bello come domanda di senso, come ponte verso la trascendenza, come bevanda con cui l’uomo possa alleviare la sua sete di Assoluto.

di Elena Buia Rutt

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18 settembre 2019

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