Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Alla scoperta
della generazione Proteo

· I giovani si raccontano alla Link Campus University ·

«Dimmi una cosa ragazzina, sei felice nel mondo di adesso? Vuoi di più di quello che hai già o c’è qualcosa d’altro che stai cercando?» le domande di Bradley Cooper a Lady Gaga hanno introdotto la presentazione dei risultati del settimo rapporto di ricerca di generazione Proteo, l’osservatorio permanente sui giovani della Link Campus University, che si è svolta mercoledì scorso nella sede romana dell’ateneo.

A Star is Born (2018)

Aprire un convegno con una canzone (la struggente Shallow, tratta dalla colonna sonora del film A Star is Born) e con il video del duetto che ha commosso gli spettatori della notte degli Oscar non è solo una trovata, furba e “trasversale”, capace di saltare il gap tra le generazioni, ma è anche una indicazione di metodo, come ha sottolineato il moderatore della giornata di studio, il vaticanista Piero Schiavazzi.

«Tell me something girl, are you happy in this modern world?»; Shallow si apre con una domanda precisa: «Il presente ti piace, così com’è?». E ascoltare le domande del presente, lasciarle risuonare a lungo e in profondità, lasciando ai ragazzi la possibilità di partecipare all’elaborazione dei quesiti, oltre che delle risposte, è proprio il fiore all’occhiello metodologico della “foto in numeri” scattata dai ricercatori di Generazione Proteo. Un progetto che ha coinvolto quest’anno circa diecimila studenti intervistati di età compresa fra i 17 e i 19 anni delle scuole secondarie di secondo grado italiane, rappresentativi dei diversi indirizzi di studio e delle diverse tipologie di scuola, chiamati a esprimere la propria opinione su temi di attualità, al centro dell’agenda politica, come l’alleanza di governo, il reddito di cittadinanza, le politiche sui migranti, i vaccini, la partecipazione al voto nelle prossime elezioni europee.

La conferenza ha inoltre aperto ufficialmente la quarta edizione di #ProteoBrains, una due giorni in cui gli studenti salgono in cattedra confrontandosi tra loro su temi di attualità, affiancati e stimolati nel dibattito da esperti nei vari settori del mondo della cultura.

Leitmotiv e filoconduttore dell’edizione 2019 è il tema del suono, che ha coinvolto nel lavoro dei vari tavoli di discussione doppiatori, compositori, ingegneri del suono, speaker, musicisti. In modo virtuale sono stati arruolati anche Bradley Cooper, Lady Gaga e Freddie Mercury, visto che la conferenza stampa di mercoledì scorso è stata introdotta da Shallow e conclusa dalle note della celeberrima Bohemian Rapsody, scartata in un primo tempo dai discografici perché troppo lunga, complessa, e piena di citazioni colte, bollata come «più un trattato che una canzone», prima di diventare, dall’anno scorso, grazie al successo dell’omonimo film, la canzone del ventesimo secolo più ascoltata in streaming della storia. Scartata (in un primo tempo, ma incisa senza tagli grazie alla tenacia del suo autore) dicevamo perché troppo difficile, troppo ricca di stili ed elementi diversi. Della complessità, invece, non bisogna aver paura, ha sottolineato Vincenzo Scotti, il presidente dell’ateneo, che ha aperto i lavori. Vale la pena di studiare, conoscere, leggere, informarsi, frequentare un luogo che non a caso si chiama universitas studiorum, per andare far from the shallow, lontano da tutto ciò che è superficiale e banale, senza accontentarsi di una conoscenza parcellizzata e frammentata della realtà. Misurarsi con la durezza della ricerca, con quel rigore necessario che ha bisogno di tanta umiltà e pazienza per declinarsi nei casi concreti offerti dalle circostanze è la conditio sine qua non per essere abili nella capacità di innovazione, ha sottolineato Scotti. «La nostra ricerca — ha detto Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio Generazione Proteo — conferma il permanere di un disallineamento tra il mondo adulto e i giovani, cui tuttavia questi ultimi rispondono rivelando un inarrestabile desiderio di reazione, che abbiamo sintetizzato nella definizione di “giovani re-attori”. Tuttavia, nel loro candidarsi ad attori protagonisti del presente, i nostri giovani hanno bisogno di essere legittimati in questo ruolo dal mondo adulto e dalle istituzioni. La generazione dei re-attori ci ha lanciato un assist — conclude il sociologo Ferrigni — e sta a noi, mondo adulto, scegliere se sostenere o meno la sua candidatura. Ma con la consapevolezza che, in assenza di un tempestivo riscontro, i giovani (questo ci dice la nostra ricerca) sceglierebbero, se potessero, di vivere un’altra epoca o di nascere in un altro Paese». Dati complessi, non immediati da interpretare, che disegnano comunque il ritratto di una generazione animata da una spiccata propensione all’altruismo sia nella dimensione privata che nella sfera pubblica, mossa da un rinnovato interesse per la politica, informata e capace di motivare le proprie opinioni, critica verso un’Europa in cui ritengono che alcuni paesi contino meno degli altri e da cui si aspettano un impegno attivo sulla questione dei migranti. Hanno concluso i lavori il giornalista David Parenzo e il viceministro del ministero dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, secondo cui «l’economia non ha leggi universali: è ciò che noi decidiamo che sia».

di Silvia Guidi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE