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Alla riscoperta
della vicinanza

· ​In Terra santa le celebrazioni della Giornata mondiale del malato ·

L’attività del medico e dell’infermiere non è solo una professione, ma prima di tutto un servizio, una “vocazione”. Lo ha sottolineato l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, presentando — nella Sala stampa della Santa Sede, giovedì mattina, 28 gennaio — la XXIV Giornata mondiale del malato, che si svolgerà a Nazaret, con una serie di iniziative dal 6 al 13 febbraio. 

Josué Sánchez, «Il buon Samaritano»

 Ricordando il tema del messaggio di Papa Francesco pubblicato nel settembre scorso, «Affidarsi a Gesù misericordioso come Maria: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5)», il presule ha fatto notare l’importanza del luogo della celebrazione cioè la Terra santa. Per questo motivo il Papa ha proposto di meditare il racconto evangelico delle Nozze di Cana (Gv 2, 1-11), «dove Gesù fece il suo primo miracolo per l’intercessione di sua Madre».

La celebrazione principale si svolgerà a Nazaret, dove il Verbo si è incarnato e dove ha dato inizio alla sua missione salvifica. È proprio in Galilea che Gesù ha compiuto tante guarigioni. Nel messaggio, Papa Francesco ha ricordato l’importanza della vicinanza di Gesù ai malati e ai sofferenti. Basti citare un episodio descritto da Matteo sulla chiamata di Cristo al letto di un malato. «Questo è un caso, uno dei tanti. Infatti tutto il Vangelo — ha detto l’arcivescovo — è pieno di simili eventi. Cristo, chiamato con fiducia presso i malati. Cristo, chiamato dagli ammalati. Cristo, al servizio degli uomini sofferenti». Le parole del Vangelo di Marco ricordano i miracoli di guarigione compiuti da Gesù. «Anche noi siamo costantemente chiamati. Tutti in un certo senso — ha aggiunto il presidente — veniamo chiamati, anche se ciascuno in modo diverso». La chiamata si ripete incessantemente. Infatti, ha fatto notare il presule, «l’uomo soffre in diversi luoghi, a volte “soffre terribilmente”. E chiama un altro uomo. Ha bisogno del suo aiuto. Ha bisogno della sua presenza». A volte, ha spiegato Zimowski, «ci intimidisce il fatto di non poter “guarire”, di non poter aiutare come Gesù. Cerchiamo di superare questo imbarazzo. L’importante è andare». Infatti, è importante «stare accanto all’uomo che soffre. Egli, forse, più che della guarigione ha bisogno della presenza dell’uomo, del cuore umano pieno di misericordia, dell’umana solidarietà».  

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26 febbraio 2020

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