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Alla ricerca di un nuovo ordine globale

· ​Il clima al centro dell’agenda del summit ·

Con la prima stretta di mano tra Donald Trump e Vladimir Putin si è aperto oggi il vertice del g20 ad Amburgo. Il presidente statunitense e quello russo, che avranno un colloquio bilaterale questo pomeriggio, sono i protagonisti centrali di quello che è un vertice fondamentale per capire i futuri equilibri mondiali. Equilibri che si preannunciano molto precari viste le distanze su molti temi. Sarà difficile colmarle nello spazio di 48 ore. «Conosciamo le grandi sfide globali e sappiamo che il tempo stringe» ha detto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, aprendo i lavori del summit. «Le soluzioni sono possibili solo se siamo disposti a compromessi, e se possiamo anche chiamare le differenze con il loro nome». Il commercio e la crescita mondiale «sono gli obiettivi principali».
L’agenda del vertice è fitta: dalla lotta al terrorismo internazionale al conflitto siriano, dalle difficoltà dell’economia all’emergenza immigrazione in Europa, dal dossier nordcoreano alla crisi ucraina fino al libero commercio. Al primo posto, però, c’è la questione cruciale del clima dopo l’annuncio del ritiro statunitense dagli accordi di Parigi. Ed è proprio il clima il dossier più spinoso. Ieri Pechino ha escluso la possibilità di arrivare a una dichiarazione comune sul clima senza l’adesione degli statunitensi. «Nessuno deve essere escluso» ha dichiarato il vice ministro cinese delle finanze, Zhu Guangyao. Pechino, ha aggiunto Zhu, persegue politiche di protezione ambientale perché ritiene siano nell’interesse del suo paese e del mondo. Dopo la rottura di Trump, proprio sul sostegno agli accordi di Parigi, l’Europa ha ritrovato un’insperata unità, oltre a un’asse con Cina e India, che più volte hanno ribadito la loro piena adesione. Gli osservatori, tuttavia, sono molto scettici: il negoziato è complesso, e le probabilità che la Casa Bianca faccia marcia indietro appaiono molto esigue. Un altro dossier spinoso è il commercio. Di recente Trump ha espresso forti critiche alle politiche commerciali tedesche e cinesi. Il timore è che una nuova ondata di protezionismo possa avere gravi conseguenze sul piano della competitività e sul mercato del lavoro con la perdita di milioni di posti. Cosa certo non gradita ai piani cinesi di una nuova “via della seta” che punta a far entrare la globalizzazione in una nuova fase, come annunciato dal presidente Xi Jinping nel gennaio 2017.

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12 dicembre 2017

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