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Alla ricerca di un Dio misericordioso

· Nell’incontro con gli evangelici a Erfurt il Papa ripropone la questione che animò il cammino interiore di Martin Lutero ·

E durante la visita al Bundestag ha indicato il compito fondamentale del politico: servire il diritto e combattere l’ingiustizia

«Come posso avere un Dio misericordioso?». La domanda che cinquecento anni fa inquietava il cuore di Martin Lutero è tornata a risuonare tra le mura dell’antico convento agostiniano di Erfurt. A scandirla stavolta è stato Papa Benedetto XVI, confessando che quell’interrogativo continua ancora oggi a colpirlo sempre di nuovo.

La questione di Dio — ha sottolineato il Pontefice parlando venerdì mattina, 23 settembre, al consiglio dell’ Evangelische Kirche in Deutschland («Chiesa evangelica in Germania») — è stata la passione profonda e la forza motrice del cammino interiore di Lutero. Ma resta una questione cruciale per tutti i cristiani, che di fronte ai drammi e alle devastazioni del mondo sono chiamati a riconoscere egoismi e avidità, corruzione e mancanze, piccoli e grandi tornaconti personali. Da qui la convinzione del Papa: quella «scottante domanda — ha detto — deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda».

Proprio a partire dall’esperienza di Lutero il Pontefice ha invitato i cristiani al coraggio di rivedere il proprio atteggiamento di fronte a Dio. E a considerare che «le grandi cose che abbiamo in comune» sono più importanti di ciò che divide e separa. La geografia della fede — ha fatto notare — sta profondamente cambiando e le Chiese confessionali storiche devono fare i conti con nuove forme di cristianesimo meno istituzionali e dogmatiche ma più dinamiche e missionarie. Questo ripropone in forme attuali la questione di ciò che resta sempre valido e ciò che possa o debba essere cambiato: resta in ogni caso la certezza che la fede deve essere ripensata e soprattutto rivissuta oggi in modo nuovo per diventare una realtà che appartiene al presente.

In questa luce va rilanciato anzitutto l’impegno ecumenico, a partire dalla capacità — ha spiegato il Papa nell’omelia della celebrazione svoltasi successivamente nella chiesa dell’ex convento — di testimoniare insieme la presenza del Dio vivente e così di dare al mondo la risposta di cui ha bisogno. Ma va anche ripreso e sviluppato il dialogo con le altre religioni: con i musulmani, ai quali Benedetto XVI ha indicato l’orizzonte di «una collaborazione feconda» in molti settori della vita civile; e con gli ebrei, che il Papa ha incontrato giovedì 22, invitandoli a riscoprire la «responsabilità comune per lo sviluppo della società, la quale possiede sempre anche una dimensione religiosa».

Nel pomeriggio della giornata di giovedì — conclusasi con la messa celebrata nello stadio olimpico di Berlino — il viaggio papale ha vissuto uno dei momenti più intensi con la visita al Parlamento federale, nel Reichstag di Berlino. A politici di ogni schieramento e partito Benedetto XVI ha proposto una riflessione sui fondamenti dello Stato liberale di diritto, ponendo legislatori e uomini di governo di fronte alla «questione decisiva» su cui oggi si gioca il futuro della democrazia e del diritto: che cosa è giusto? come distinguere tra il bene e il male?

Per il Papa va ascritto proprio al cristianesimo il merito di aver liberato il diritto dalle contaminazioni religiose per ricondurlo alle sue vere fonti: la natura e la ragione. Una concezione meramente positivista della legge separa, invece, il diritto dall’ethos e apre la strada alla prevaricazione del potere sulle norme giuridiche. Compito fondamentale della politica non è dunque conseguire «il successo e tanto meno il profitto materiale», ma «servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia». Per evitare che lo Stato, allontanandosi dalla legge, rischi di ridursi a «una grossa banda di briganti», come aveva ammonito già sedici secoli fa sant’Agostino.

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