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Alla ricerca di Dio

· A colloquio con padre Millardi, nuovo superiore degli agostiniani di Sant’Anna in Vaticano ·

Agostino è un uomo in ricerca, che non si fermato fino a quando non ha incontrato Cristo. Padre Mario Millardi, nuovo superiore della comunità agostiniana di Sant’Anna in Vaticano, spiega l’attualità e l’importanza del messaggio del vescovo di Ippona, in questa intervista all’Osservatore Romano.

Benozzo Gozzoli, «Agostino apre una scuola di retorica a Roma» (1464-1465)

Da dove viene e qual è la sua esperienza pastorale?

Sono originario della diocesi di Vicenza, nato nel 1947 a San Bonifacio, in provincia di Verona. Sono entrato nell’ordine agostiniano e ho compiuto il noviziato a San Gimignano. Nel 1965 ho emesso i voti semplici, poi sono stato inviato a Roma, nel collegio Santa Monica, per proseguire gli studi. Sono stato ordinato sacerdote il 7 aprile 1973 a Pavia. L’anno dopo ho conseguito la licenza in teologia morale all’Accademia Alfonsiana. Poi sono stato mandato in varie località per svolgere il ministero sacerdotale: prima a Genova, nella parrocchia di Nostra Signora della Consolazione, come coadiutore parrocchiale; quindi mi hanno trasferito a Milano, nella parrocchia di Santa Rita, come vice parroco; successivamente a Loano (Savona) come priore ed economo. Nel 1989 mi hanno rimandato a Genova come priore e vicario parrocchiale. Nel 1993, quando è morto il parroco, gli sono subentrato e sono rimasto nel capoluogo ligure fino al 2012. Dal 2012 al 2016 mi hanno trasferito a Pavia, come priore e rettore della basilica di San Pietro in Ciel d’oro, dove sono conservate le reliquie di sant’Agostino.

Quando ha saputo che doveva trasferirsi nella comunità di Sant’Anna in Vaticano?

A fine maggio mi ha chiamato il priore generale dell’ordine e mi ha chiesto se ero disponibile ad andare come superiore della comunità di Sant’Anna a partire dal 1° giugno. Sono rimasto sorpreso e ho accettato, dicendo che avrei iniziato a fine giugno. Non è stata una scelta facile. Qui c’è una realtà pastorale del tutto particolare, anche se la comunità è internazionale, essendo composta da un italiano, un filippino, un panamense.

Come vive questa chiamata a servire il Pontefice più da vicino?

È vero, noi siamo la parrocchia del Papa. Ed è anche vero che oggi le parrocchie non hanno più una identità rigorosamente circoscritta dai confini. Adesso la parrocchia si identifica meglio con la realtà spirituale. Siamo Chiesa e facciamo Chiesa dove si vivono i sacramenti e la vita di comunità. Per quanto riguarda la pastorale a Sant’Anna, è importante che i laici siano attenti, pronti, e vivano la loro presenza di servizio, di accoglienza e disponibilità. C’è il pericolo che possano venire in Vaticano per trovare una certa gratificazione. Prestare servizio nella parrocchia pontificia potrebbe dare visibilità e soddisfazione. Credo invece che lavorare per la vigna è lavorare per il Signore e basta.

Qual è l’attualità di sant’Agostino?

Vengo da Pavia e quell’esperienza è stata importante, perché mi ha fatto capire tante cose. Prima di tutto ho notato che i fedeli non si avvicinano molto facilmente ad Agostino, per la sua profondità, la sua grandezza, la sua importanza. Quasi incute un po’ di timore. C’è una grande differenza con i nostri santi più popolari, verso i quali c’è una devozione e una presenza molto più vasta, perché la gente li sente vicini. Credo che Agostino vada letto, meditato. D’altra parte, è vero che guardando alla sua vita troviamo una testimonianza importante di chi ha scoperto Cristo e l’ha seguito fino in fondo, dedicandosi interamente a Lui. Di un uomo che ha scoperto che la via della salvezza si trova solo in Cristo. In Lui, Agostino ha scoperto quel senso di paternità dopo la conversione. Nel santo vediamo anche un uomo desideroso di conoscenza, ma che non si è fermato a quella: ha voluto abbandonare tutto e vivere per Cristo. Questo è sant’Agostino.

Come farlo conoscere e presentarlo alla gente?

Prima di tutto ricordando che è stato un grande pastore, sacerdote e vescovo. È stato un padre spirituale, perché ha studiato, letto, insegnato la Sacra Scrittura illuminando e guidando le persone intorno a lui. È proprio colui che ha approfondito notte e giorno la Parola di Dio. Oggi c’è bisogno di testimoni. Agostino è uno di questi. Guardiamo anzitutto cosa ci dice Agostino come uomo. È un cercatore, è uno che non si è mai fermato, che non ha avuto paura di guardare anche in mezzo alle eresie, alle filosofie sbagliate, per verificare se c’era qualcosa di buono.

Cosa contraddistingue un frate agostiniano da un sacerdote secolare nel servizio parrocchiale?

Noi portiamo in parrocchia il nostro carisma specifico, cioè seguire quello che il santo ha detto nella regola. Siamo chiamati a vivere con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio. Agostino ci dice che siamo in comunità per aiutarci l’un l’altro, amarci, aiutandoci, sostenendoci, camminando insieme verso il Signore. Questo è il fine principale dell’ordine e l’impronta che vogliamo dare alla parrocchia.

Qual è il ruolo delle mamme nel far diventare santi i figli?

Prendo due esempi che abbiamo vicino: Anna e Monica. Sono due madri che hanno avuto una missione nella Chiesa. Sant’Anna aveva la gioia di una figlia obbediente. Monica no, perché Agostino nei primi anni della sua vita non era troppo obbediente. Lei è stata la madre delle lacrime, perché ha sofferto per il figlio. Solo dopo che Agostino ricevette il battesimo, Monica divenne più felice: lodava il Signore perché le aveva dato più di quello che chiedeva. Non solo vide il figlio convertito, ma dedicato interamente a Cristo. Questo per lei era la gioia più grande. Anna e Monica sono due mamme felici perché hanno visto i loro figli raggiungere la meta che desideravano, Cristo.

di Nicola Gori

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19 settembre 2019

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