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Alla ricerca
delle statue perdute

· Le sculture del duomo di Orvieto ·

La giornata di studi che l’aula conferenze dei Musei Vaticani ha ospitato il 14 aprile scorso si apriva con un pezzo televisivo formidabile. Era Federico Zeri che venti anni fa, nel 1996, cercava nei sotterranei del duomo di Orvieto le venticinque statue marmoree monumentali che stavano in cattedrale e che nel 1897 furono rimosse dalla loro collocazione d’origine. Perché rimosse? Ma perché quei giganti barocchi e manieristi lì non stavano bene, guastavano la purezza gotica del duomo di Orvieto. 

Francesco Mochi, «Angelo annunciante»  (Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto)

Lo scrive Antonio Paolucci aggiungendo che c’è stata un’epoca in cui il restauro monumentale lo si faceva così. Era il restauro di restituzione o di reinvenzione. Si sceglieva uno stile e più era lontano nel tempo meglio era (meglio il romanico del gotico, meglio il gotico del Rinascimento, meglio il Rinascimento del deprecato Barocco) e tutto quello che per successive stratificazioni di cultura e di gusto lo contraddiceva, semplicemente lo si abbatteva o, come nel caso delle sculture di Orvieto, lo si rimuoveva, lo si trasferiva da un’altra parte.

Nel pezzo televisivo citato era commovente vedere Zeri spostare teli di plastica e scrutare dentro gabbie di legno, riconoscere e accarezzare capolavori assoluti della nostra storia artistica. Ecco l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata di Francesco Mochi, lo scultore forse più grande, insieme a Bernini, del periodo che i manuali chiamano del ”barocco”. Chi non conosce di Mochi la Veronica che sta in San Pietro e che sembra girare su se stessa come una trottola e quasi staccarsi da terra e prendere il volo? Chi non conosce i cavalli di bronzo che stanno nella piazza dei Farnese a Piacenza e che in certi giorni d’inverno sembrano galoppare verso le nebbie che salgono dal Po? E poi, fra le sculture monumentali rimosse, il Cristo risorto di Raffaello da Montelupo, il San Giacomo del Caccini, il San Matteo del Giambologna e di Pietro Francavilla, i due arcangeli (San Gabriele e San Michele) di Agostino Cornacchini, lo scultore che per i Papi di Roma, nell’atrio di San Pietro, ha realizzato la statua marmorea di Carlo Magno a far da pendant al Costantino di Gian Lorenzo Bernini.

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18 settembre 2018

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