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Alla ricerca delle fonti

· Convegno sui cistercensi ·

Sovente gli spunti per rivisitare la storia e apportare sempre nuove letture oppure indagini di ricerca muovono da ricorrenze temporali, come cinquantenari o centenari di eventi rilevanti. Così è accaduto anche per i cistercensi d’Italia, che con la ferma e intelligente volontà di don Alberto Coratti, monaco di Casamari, hanno saputo radunare alla Certosa di Pavia — una cornice per se stessa invidiabile, le cui pietre parlano di vita certosina — un convegno di studi dal titolo «In monasterio reservetur. Le fonti per la storia dell’Ordine cistercense in Italia dal Medioevo all’età moderna nelle biblioteche e negli archivi italiani e della Città del Vaticano» che si è svolto appunto nel nono centenario della fondazione dell’abbazia madre di Clairvaux (1115-2015).

Due impegnativi giorni di convegno e ventidue relazioni dal taglio eminentemente archivistico, svolte sovente da giovani ricercatori di tutta Italia, con trasparente soddisfazione per il lavoro svolto; un convegno che poteva annunciarsi non proprio esaltante (data la materia tecnica), a dire di molti partecipanti è riuscito invece non solo interessante, ma vivace e proficuo per lo scavo — oggi si dice così — metodico e competente di molti archivi, custodi di memorie della storia certosina.

Chi conosca, anche solo per sentito dire, la tribolata e secolare vicenda delle soppressioni statali dei monasteri (nei secoli xviii-xx), con la conseguente perdita di intere serie di archivi monastici e la dispersione di molti altri, nonché l’acquisizione degli archivi degli enti religiosi soppressi da parte del regno d’Italia e poi dello Stato italiano (per non partire dalle parimenti disastrose soppressioni negli Stati principeschi d’Italia), ben potrà comprendere e positivamente valutare il taglio di ricerca archivistica che è stato impresso alle relazioni e quindi anche ai lavori di indagine negli Archivi di Stato d’Italia, i quali appunto conservano interi archivi di monasteri cistercensi, oppure serie o frammenti di essi.

Indagini in tal senso, almeno quanto al mero censimento delle fonti archivistiche, furono già compiute nel passato, e pure per alcuni monasteri cistercensi. Però le indagini avviate dai relatori del convegno — che son certo dovranno approdare alla stampa, dato il loro indubbio interesse — si sono mosse nei fondi degli Archivi di Stato italiani e nell’ambito di alcune prestigiose biblioteche (la Vaticana e l’Ambrosiana) con ottica nuova e con una indagine competente e comparativa delle fonti che mi pare molto apprezzabile. Oggetto delle indagini archivistiche e storiche (in alcuni casi persino bibliografiche) hanno riguardato i monasteri maschili e femminili cistercensi d’Italia, alcune figure preminenti di eruditi o studiosi delle fonti stesse dell’Ordine (onnipresente è infatti il nome del celebre erudito cistercense Ilarione Rancati, che tanti meriti ebbe per la salvaguardia dell’ingente patrimonio librario e documentario dei cistercensi), così come l’architettura che connotò gli insediamenti dei severi monaci, o ancora il riflesso della loro attività amministrativa nei protocolli dei notai locali. Non poche relazioni si soffermano sull’intreccio storico e di vita religiosa scaturito nei secoli in diverse aree geografiche d’Italia nei diversi rami dell’Ordine benedettino, con l’accostarsi e il sovrapporsi di fondazioni nuove, acquisizioni di altrui Ordini o famiglie, integrazioni, rifondazioni.

Catasti, cabrei, libri di visite canoniche, pergamene, strumenti notarili, verbali di pubbliche magistrature, inchieste romane (Congregazione dell’Indice), atti capitolari, cronache, cartulari e molte altre tipologie di fonti archivistiche figurano nelle nostre relazioni e ognuna di esse porta il suo tassello alla composizione di un ricco mosaico della secolare storia dell’Ordine voluto da san Bernardo da Chiaravalle. Le conclusioni al convegno, affidate a Cosimo Damiano Fonseca, hanno detto di questi interessi e di questo intreccio culturale e religioso, che speriamo di leggere nel volume degli Atti del convegno.

di Sergio Pagano

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20 novembre 2019

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