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Alla ricerca della fiducia perduta

· Politica e finanza a Davos senza Cina e Stati Uniti ·

Finanza e politica insieme per ritrovare qualcosa di molto più importante del tempo proustiano: la fiducia reciproca. Imprenditori, banchieri, analisti e trenta capi di Stato si riuniscono a Davos, in occasione della  quarantesima  edizione  del World Economic Forum, per un confronto ad ampio raggio sui temi più scottanti dell'attuale panorama economico internazionale. L'agenda è ambiziosa e complessa: dall'attuazione delle «eXIt strategy» ai bonus dei manager, dalle regole comuni per la finanza alle possibili derive populistiche di certe scelte politiche. Si tratta insomma di capire, a più di un anno dal crollo di Lehman Brothers, il vero simbolo della grande crisi e della fine di un certo modo d'intendere la finanza e il mercato, che cosa si possa fare per ricostruire il sistema su nuove fondamenta.

A fare notizia non sono, paradossalmente, le presenze. Pochi se ne sono accorti, ma due nomi eccellenti mancheranno ai lavori: Pechino e Washington. In effetti, stando almeno al programma del vertice, non ci saranno le rappresentanze dei rispettivi Governi. Nel caso della Cina, è previsto soltanto un video messaggio del vice premier Li Keqiang (giovedì). Nel secondo, invece, un dibattito «sulle prospettive dell'economia americana» alla presenza di Larry Summers, consigliere economico di Obama (venerdì). Non ci sarà il segretario al Tesoro statunitense, Timothy Geithner, alle prese con la spinosa vicenda del salvataggio di Aig, e non ci sarà Ben Bernanke, presidente della Fed, la cui riconferma è ancora in discussione al Congresso nonostante l'ottimismo mostrato dall'élite democratica. Assenze di relatori di peso, dunque. Assenze che contano, soprattutto in un momento così delicato per l'Amministrazione Obama, che, a fronte di un pesante calo dei consensi, si appresta a varare una riforma finanziaria fortemente osteggiata dalle banche e che molti accusano già di populismo.

Malgrado tali assenze, il dibattito a Davos si preannuncia assai denso. Ad aprire le danze sarà oggi il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Nei prossimi quattro giorni — il Forum si chiuderà domenica — sono attese 2.500 personalità del mond0 economico, politico e imprenditoriale. Ci saranno, tra gli altri, sessanta ministri di vari Governi e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali. Non mancheranno di certo Dominique Strauss-Kahn, direttore dell'Fmi, Pascal Lamy, presidente della Wto (Organizzazione mondiale del commercio) e Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea (Bce). I manager di alto livello saranno complessivamente oltre 1.400, ai quali si aggiungeranno i rappresentanti delle organizzazioni non governative e dei mass media. Sono attesi, inoltre, un messaggio del presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, uno del premier giapponese, Yukio Hatoyama, e uno del presidente della Corea del Sud, Lee Myung-Bak.

Ma le vere celebrità, i nomi che tutti aspettano, sono quelli dei grandi di Wall Street. La loro rappresentanza, a differenza dell'anno scorso, sarà molto nutrita: Robert E. Diamond, presidente di Barclays, Vikram Pandit, amministratore delegato di Citigroup, Brian Moynihan, amministratore delegato di Bank of America, John Mack di Morgan Stanley, e Josef Akerman di Deutsche Bank.

Sul piano dei contenuti, il ritorno della fiducia sarà uno dei grandi temi, insieme a quelli delle soluzioni e dei correttivi, del salvataggio della banche, delle procedure di ritiro delle misure straordinarie anticrisi e della necessità — o l'utilità — dei super bonus. I 1.200 manager di 52 Paesi che hanno risposto al sondaggio della società britannica PricewaterhouseCoopers temono il protrarsi della crisi e un eccesso di regolazione, ma riscoprono la fiducia al punto da pensare di tornare ad assumere: il 40 per cento prevede una crescita dell’organico delle aziende che guida, il 25 teme ancora tagli. In generale l’81 per cento è ottimista sulle prospettive a dodici mesi (lo scorso anno era il 64 per cento) mentre il 18 per cento resta pessimista (nel 2009 era il 35). L'ottimismo è rafforzato anche dalle ultime previsioni dell'Fmi, che ieri ha rivisto al rialzo le stime di crescita mondiale per il biennio 2010-2011 fissandola al più 3,9-4,3 per cento.

A Davos, infine, ci sarà spazio anche per l'agricoltura. Kanayo F. Nwanze, il presidente dell'Ifad, il Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo agricolo, ha dichiarato ieri che «un'agricoltura sana agisce da moltiplicatore positivo per le economie locali; a Davos intendo mostrare come il legame tra i piccoli agricoltori e il settore privato sia fondamentale per costruire l'economia dei Paesi in via di sviluppo». Nel programma del vertice, tuttavia, manca una sessione esplicitamente dedicata a temi di questo tipo.

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