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Alla ricerca del buio

· ​Fotografie e immagini d'archivio per raccontare la Specola vaticana ·

Un viaggio alla scoperta del simbolo più eclatante dell’incontro tra scienza e fede negli ultimi decenni: è questo il tema di un libro dedicato alla Specola vaticana, istituto di ricerca della Santa Sede diretto dalla Compagnia di Gesù e fra gli osservatori astronomici più antichi del mondo. 

George Coyne, David Barlow, riflessi dallo specchio primario del Vatt al Mirror Laboratory of University of Arizona

Curato da Maria Rosati Buffetti, La Specola vaticana, Racconto fotografico d’una straordinaria avventura scientifica (Roma, Gangemi editore, 2016, pagine 142, euro 24) propone un’ampia selezione di fotografie e immagini d’archivio che seguono l’evoluzione dell’attività scientifica della Chiesa dal 1991, poco prima dell’inaugurazione del Telescopio vaticano a tecnologia avanzata (Vatt) sul Monte Graham, in Arizona, fino ai giorni nostri. Essendo stati costretti una prima volta a trasferire la Specola da Roma a Castelgandolfo alla fine degli anni Trenta per la crescente illuminazione del cielo dovuta all’urbanizzazione, la stessa ricerca dell’oscurità portò gli astronomi vaticani, nel 1981, fino al deserto dell’Arizona. La raccolta fotografica è seguita da una cronistoria a cura di Marco Nese, che risale alla genesi del primo osservatorio pontificio, nel Cinquecento, per l’elaborazione del calendario gregoriano. 

Il libro riporta alla luce il contributo personale di ciascun pontificato negli ultimi secoli in campo astronomico e il rapporto dei diversi Papi con l’universo delle scienze, così come la varietà dei temi di ricerca della Specola, dalla materia cosmica fino allo studio del raggio verde, enigmatico fenomeno ottico che ispirò il famoso romanzo di Jules Verne e il film omonimo di Eric Rohmer, vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia.
Il volume è un inno alla comunione tra ragione e spiritualità, antidoto contro il «pensiero apocalittico che vede l’umanità orientata verso l’autodistruzione», sottolinea Paolo Portoghesi nella prefazione, affermando che il cristianesimo considera «la speranza come una virtù, ricordandoci che l’amore misericordioso di Dio per le sue creature ci invita ad aver fiducia nella scienza, fiducia nel valore della bellezza e nelle forze spirituali dell’uomo che continuamente si rigenerano». 

di Solene Tadie

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17 novembre 2019

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