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Alla radice del problema

· L’intervento del segretario di Stato al summit dell’Onu sui migranti ·

Pubblichiamo in una nostra traduzione italiana l’intervento pronunciato, il 19 settembre al summit delle Nazioni Unite sui migranti, dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, durante la tavola rotonda numero 1 sul tema: «Affrontare alla radice le cause dei grandi movimenti di rifugiati e migranti».

Signor Presidente,

Nelle fasi preparatorie di questo vertice sono stati dedicati grandi sforzi e attenzione alla ricerca di soluzioni durature e di modi più efficaci per condividere la responsabilità dinanzi a grandi movimenti di rifugiati e di migranti.

La sfida più grande che ci si pone, però, è di identificare e agire sulle cause fondamentali che costringono milioni di persone ad abbandonare la propria casa, il lavoro, la famiglia e il proprio paese, rischiando la propria vita e quella dei loro cari, alla ricerca di sicurezza, di pace e di una vita migliore in terre straniere.

[Nella sua relazione In Safety and Dignity: Addressing Large Movements of Refugees and Migrants , il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha affermato che tra le cause dei movimenti dei rifugiati vi sono «conflitto, violenza, persecuzione, repressione politica e altre gravi violazioni dei diritti umani»].

La causa principale dell’attuale crisi dei rifugiati e dei migranti è un prodotto dell’uomo: vale a dire guerra e conflitto. Poiché sono scelte umane a generare conflitti e guerre, è perfettamente in nostro potere ed è nostra responsabilità affrontare questa causa fondamentale che spinge milioni di individui a diventare rifugiati, migranti forzati e sfollati interni. Pertanto, la Santa Sede chiede un impegno comune da parte dei singoli governi e della comunità internazionale per porre fine a ogni conflitto, odio e violenza, e per perseguire la pace e la riconciliazione. La Santa Sede continua a essere fermamente convinta che, come ha spesso affermato Papa Francesco, la via per risolvere le questioni aperte deve essere quella della diplomazia e del dialogo (cfr. Papa Francesco, Discorso ai membri dell’eccellentissimo Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede , Città del Vaticano, 13 gennaio 2014).

Inoltre, negli ultimi anni la persecuzione religiosa è diventata sempre più causa di dislocamento. Sebbene anche altri gruppi siano fortemente presi di mira, numerose relazioni confermano che i cristiani sono di gran lunga il gruppo confessionale più perseguitato, parlando di «pulizia etnico-religiosa», che Papa Francesco definisce «una forma di genocidio». Alcuni perseguitati, perfino nei paesi di asilo, devono subire aggressioni negli stessi ambienti di rifugiati. Non dobbiamo abbandonarli.

Il documento preparatorio di questa tavola rotonda giustamente evidenzia che la disponibilità e l’utilizzo delle armi di bassa tecnologia ha portato all’allargamento dei conflitti, specialmente in paesi e società dove lo stato di diritto è fragile e la povertà è diffusa.

Signor Presidente,

La Santa Sede ha più volte invitato a limitare rigidamente e a controllare la produzione e la vendita di armi, laddove la possibilità che vengano usate illegalmente e che finiscano in mano ad attori non statali è reale e presente. La proliferazione di qualsiasi tipo di arma aggrava situazioni di conflitto e genera immensi costi umani e materiali, provocando grandi movimenti di rifugiati e di migranti e minando profondamente lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura.

Affrontare le cause alla radice del dislocamento di popoli esige forza e volontà politica. Come ha detto Papa Francesco, significherebbe «rimettere in discussione abitudini e prassi consolidate, a partire dalle problematiche connesse al commercio degli armamenti, al problema dell’approvvigionamento di materie prime e di energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sostegno allo sviluppo, fino alla grave piaga della corruzione».

Infine, la Santa Sede sente il dovere di portare urgentemente l’attenzione sulla piaga di quei migranti che fuggono da situazioni di povertà estrema e degrado ambientale. Sebbene questi non vengano riconosciuti come rifugiati dalle convenzioni internazionali e quindi non godano di una particolare tutela giuridica, soffrono però molto e sono più vulnerabili al traffico di esseri umani e a diverse forme di schiavitù umana.

Per questa ragione, nei nostri sforzi per affrontare in modo efficace i motivi alla radice dei grandi movimenti di rifugiati e di altri migranti forzati dovremmo cercare anche di eliminare le cause strutturali della povertà e della fame, raggiungere risultati più sostanziali nel proteggere l’ambiente, assicurare un lavoro dignitoso e produttivo per tutti, fornire accesso a una formazione di qualità e dare un’adeguata protezione alla famiglia, elemento essenziale nello sviluppo umano e sociale (cfr. Papa Francesco, Discorso ai membri del Consiglio dei capi esecutivi per il coordinamento delle Nazioni Unite , Città del Vaticano, 9 maggio 2014).

Grazie, Signor Presidente.

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