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Alla guida del gregge per servire non per essere serviti

· Messa del cardinale Bertone per un gruppo di presuli ·

Quella dei vescovi è «un'ardua ma esaltante missione di guide del popolo santo di Dio, poste a capo del gregge per servire, non per essere servite». Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ai presuli nominati nell'ultimo anno, con i quali ha concelebrato l'eucaristia stamane, venerdì 10 settembre, in via degli Aldobrandeschi, sede del convegno promosso dalla Congregazione per i Vescovi, che culminerà lunedì prossimo con l'udienza di Benedetto XVI.

All'omelia il porporato ha messo in luce come, dinanzi alle sfide del nostro tempo, i vescovi siano chiamati, «a imitazione del divino Maestro», a spronare specialmente i sacerdoti, loro primi collaboratori, a «vivere gioiosamente e responsabilmente il ministero sacerdotale».

L'immagine scelta dal porporato fa riferimento al discorso pronunciato dal Papa nell'incontro con i nuovi vescovi dello scorso anno, ma anche alle letture proclamate durante la celebrazione in San Pietro, che rimandano all'imitazione del Maestro, il quale deve condurre «a guardare le persone con lo stesso sguardo di Gesù». Del resto, la parola greca episcopos evoca un certo modo di «guardare» e si potrebbe tradurre con «custode», «sorvegliante». Ma — ha avvertito il segretario di Stato — «sarebbe riduttivo intendere il senso di tale termine come sorveglianza esterna o mera funzione di controllo; piuttosto — ha spiegato — lo si deve cogliere nell'accezione di “vedere dall'alto”, un vedere a partire dall'elevatezza di Dio».

Continuando a tracciare l'identikit del vescovo dei nostri giorni il cardinale Bertone ha poi sottolineato che «il buon discepolo assomiglia al Maestro». Di conseguenza ha come compito di offrire a quanti sono affidati alla sua sollecitudine pastorale «una cura piena di amore, mettendo in pratica la volontà di Dio». E ciò significa soprattutto che i pastori dovrebbero «non tanto giudicare, ma soprattutto preservare dal maligno e tenere saldamente uniti tutti i suoi figli, offrendo a ciascuno l'amore e la vita di Dio che si rivela nel Figlio Gesù. I fedeli affidati al vostro servizio episcopale — ha aggiunto — attendono da voi di essere confermati nell'adesione al Vangelo e spronati nella testimonianza cristiana. Sappiate infondere in loro consolazione e speranza, fiducia e coraggio, ma anche, con lo stesso amore, richiamarli e correggerli».

Il celebrante ha anche offerto suggerimenti concreti per meglio rispondere all'identikit tracciato, indicando «un itinerario caratterizzato da umile ascolto dell'altro, da ricerca appassionata dei germi di bene presenti in ogni individuo, da paziente attesa e rispetto dei diversi tempi di maturazione spirituale delle persone». E, citando gli insegnamenti del concilio Vaticano II, ha ribadito come l'efficacia del vescovo nel mostrare Cristo al mondo dipenda in gran parte dall'autenticità della sua sequela del divino Maestro. È — ha detto — «la santità personale, la condizione per rendere fruttuoso il ministero episcopale. È l'unione con Gesù che determina la credibilità della testimonianza al Vangelo e la soprannaturale efficacia del nostro agire».

Quanto ai compiti del vescovo, il cardinale Bertone ha di nuovo fatto riferimento al magistero di Benedetto XVI e ricordato le riflessioni di san Gregorio Magno, del quale la scorsa settimana — il 3 settembre — è stata celebrata la memoria liturgica. Il grande Papa e dottore della Chiesa presentava la missione del Pastore come quella di una sentinella, partendo dalla profezia di Ezechiele e facendo notare che quando il Signore manda qualcuno a predicare, lo chiama col nome di «sentinella». La sentinella infatti è collocata sempre su un luogo elevato, per poter scorgere da lontano qualunque cosa stia per accadere. Di conseguenza, chiunque è posto come sentinella del popolo deve stare in alto con la sua vita, per poter giovare agli altri con la sua preveggenza. Dopo aver analizzato il comportamento della sentinella, Leone Magno concludeva con un grande atto di fiducia in Dio e con un deciso impegno: «Però il creatore e redentore del genere umano ha la capacità di donare a me indegno l'elevatezza della vita e l'efficacia della lingua, perché, per suo amore, non risparmio me stesso nel parlare di lui».

Un'altra dimensione costitutiva della missione episcopale, a giudizio del segretario di Stato, è la passione per l'annuncio del Vangelo, a cui si riferiva la prima Lettura tratta dalla prima lettera di san Paolo ai Corinzi: «Guai a me se non predicassi il Vangelo» (9, 16). «Sia questo — ha esortato il porporato — l'assillo apostolico di ciascuno di voi. Sia questa la costante del vostro servizio episcopale. Ricordate sempre che nel rito dell'ordinazione è stato posto sul vostro capo il libro dei Vangeli aperto: tale suggestivo gesto simboleggia la totale “sottomissione” della vita del Pastore alla parola di Dio che è chiamato ad annunciare. I vostri pensieri, le vostre prospettive, i vostri progetti — ha proseguito — non possono prescindere dalla Parola di salvezza alla quale tutti nella Chiesa devono ascolto, obbedienza e docilità».

Infine, riportando il discorso al contesto odierno, il cardinale Bertone ha concluso: «L'annuncio del Vangelo ha bisogno di maestri che sappiano essere soprattutto autentici testimoni, capaci di incarnare la Parola di verità nei diversi contesti storici, sociali, culturali». E in tale contesto si è inserito l'invito a invocare anche «il dono della fortezza, per saper correggere, con carità e fermezza, quelle situazioni dottrinali, pastorali e liturgiche non conformi all'insegnamento e all'autentica prassi ecclesiale».

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