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«Aliyah»
è un futuro migliore

· Sempre più ebrei emigrano dalla Francia in Israele per la crisi economica e l’antisemitismo ·

La crisi economica, l’alto tasso di disoccupazione, ma anche un antisemitismo che non accenna a placarsi e il forte attaccamento identitario e religioso alla terra dei propri avi: sono queste le ragioni che spingono gli ebrei francesi a emigrare, sempre più numerosi, verso Israele, a fare cioè quel particolare tipo di pellegrinaggio, di “salita” chiamata aliyah.

Le ultime cifre fornite dal ministero dell’Integrazione israeliano non lasciano dubbi: con 4566 migranti registrati fra il 1° gennaio e il 31 agosto 2014, la Francia precede largamente l’Ucraina (3252), la Russia (2632) e gli Stati Uniti (2218), e si pone in testa fra i Paesi di emigrazione verso Israele.

Il numero di persone che quest’anno lasceranno la Francia per fare la loro aliyah saranno, in proiezione, attorno alle 5500, un record da quando è stato proclamato lo Stato di Israele, nel 1948, come ha sottolineato alla France Presse il direttore dell’Agenzia ebraica, Ariel Kandel. Il picco di olim, come vengono chiamati, si è avuto tra luglio e agosto (l’estate è stagione tradizionalmente favorevole per le partenze) con più di duemila arrivi in Israele. E questo — osserva Kandel — nonostante il progetto di installare alcuni degli immigrati in località potenzialmente a tiro dei razzi di Hamas, come Ashdod o Ashkelon.

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