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Alessandria riscopre
il suo passato ebraico

· Riaperta al pubblico dopo il restauro l’antica sinagoga Eliyahu Hanavi ·

È stata riaperta ad Alessandria d’Egitto la sinagoga del XIV secolo, Eliyahu Hanavi, dopo imponenti lavori di restauro portati avanti negli ultimi tre anni grazie alla collaborazione tra la comunità ebraica e il governo egiziano. «È stato un restauro importante — ha detto il ministro egiziano delle antichità, Khaled El Anany, presente tra gli altri all’inaugurazione — che mette in evidenza come le antichità ebraiche facciano parte integrante del patrimonio culturale e storico egiziano, non diversamente dalle piramidi o dalle tombe dei faraoni».

Khaled El Anany ha aggiunto che il ministero delle Antichità «ha registrato tra i beni da tutelare undici case di culto ebraiche: nove al Cairo e due ad Alessandria» e che questo rappresenta un passo avanti verso il dialogo interreligioso in Egitto, importante in un contesto di tensioni che fanno delle diverse fedi non strumenti di elevazione spirituale, ma mezzi di odio e contrapposizione.

Il governo egiziano ha anche restaurato nel 2009 la sinagoga di Moses Maimonide (X secolo) al Cairo nel quartiere ebraico di el-Muski. Mentre al Fustat, nella Cairo vecchia abitata principalmente dai copti e dove si trovano le più antiche chiese d’Egitto, si può visitare la sinagoga Ben Ezra (IX secolo), la più antica del Paese.

La sinagoga originale di Eliyahu Hanavi venne costruita ad Alessandria nel 1354. Nel 1798, quando Napoleone Bonaparte invase l’Egitto, la sinagoga venne distrutta da un incendio. Fu ricostruita con le sue splendide vetrate verdi e viola e le imponenti colonne di marmo sopra l’edificio originale nel 1850, quando in Egitto vivevano decine di migliaia di ebrei. Ad Alessandria c’erano 12 sinagoghe e quasi 40 mila ebrei fino agli anni Quaranta del Novecento: metà di tutta la popolazione ebraica del Paese. La Eliyahu Hanavi può ospitare fino a settecento fedeli ed è la più grande delle due sinagoghe rimaste in città. I lavori di ristrutturazione hanno riguardato soprattutto il rafforzamento strutturale dell’edificio, il restauro della sua facciata principale, le pareti e gli oggetti in ottone e in legno. Sono stati anche rafforzati i sistemi di sicurezza e di illuminazione. Il restauro è costato 64 milioni di sterline egiziane (equivalenti a 4 milioni di dollari) ed è durato tre anni dopo che il tetto e le scale erano crollati nel 2016.

Oggi la comunità ebraica egiziana si è molto ridotta e conta appena un centinaio di membri che sono divisi tra Alessandria e il Cairo. Tra gli ebrei egiziani presenti alla riapertura della Eliyahu Hanavi tanta la commozione e la speranza che le cose possano cambiare. «Un tempo questa sinagoga, che eravamo soliti frequentare da giovani, era uno spazio di ritrovo comune per la comunità ebraica di Alessandria» ha detto uno di loro.

Anche Magda Haroun, responsabile della comunità ebraica del Cairo, a fatica ha trattenuto le lacrime durante la cerimonia di riapertura. «Sono orgogliosa di ciò che il mio Paese ha fatto e questo restauro significa convivenza. Oggi non c’è differenza tra egiziano musulmano, egiziano cristiano ed egiziano ebreo. Da anni lotto per preservare l’eredità ebraica in Egitto e non avrei mai pensato che il governo egiziano un giorno avrebbe speso i suoi soldi per ricostruire questa storica casa di preghiera sefardita».

Magda Haroun ha definito il restauro e la riapertura della sinagoga «un riconoscimento importante per gli ebrei egiziani che sono stati trascurati per oltre sessant’anni; è il riconoscimento che siamo sempre stati qui e che abbiamo contribuito a molte cose proprio come qualsiasi egiziano». Questa donna di 67 anni è la più giovane degli ebrei egiziani rimasti. E ha preso un impegno: «Sarò l’ultima donna ebrea in Egitto a chiudere la porta della sinagoga».

di Rossella Fabiani

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