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Aleppo muore

· Mentre si fa sempre più alta la tensione tra Mosca e Washington ·

Mentre le Nazioni Unite denunciano senza mezzi termini crimini di guerra ad Aleppo, città ormai allo stremo, gli Stati Uniti accusano la Russia del fallimento della tregua in Siria e si dicono pronti a vagliare «opzioni non diplomatiche». La tensione, dunque, resta altissima tra Stati Uniti e Russia, con il rischio concreto di uno strappo diplomatico senza precedenti. 

I soccorsi dopo un bombardamento sulla città (Afp)

Le forze governative siriane, sostenute dall’aviazione russa, si preparano a un’offensiva di terra contro Aleppo est, da venerdì scorso martellata da intensi bombardamenti aerei che hanno causato l’uccisione di centinaia di persone, tra cui circa moltissimi bambini, secondo l’Unicef. Tanto che il segretario di Stato americano, John Kerry, ha minacciato ieri pomeriggio di «interrompere i contatti con la Russia sulla Siria» se non si fermeranno i bombardamenti sulla città. Poche ore dopo, l’annuncio delle «opzioni non diplomatiche». La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Quella di Washington è «una politica di minacce e ricatti, volta a imporre soluzioni favorevoli agli Stati Uniti e ai loro alleati» ha dichiarato oggi il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov. Le immagini provenienti da Aleppo est sono agghiaccianti: corpi senza vita di civili, tra cui molti bambini, tirati fuori dalle macerie, raccolti dai volontari della protezione civile. L’Unicef, che pochi giorni fa aveva lanciato l’allarme di circa centomila bambini costretti a bere acqua contaminata, ieri ha ricordato che «i bambini di Aleppo sono intrappolati in un incubo». Citato dall’Unicef, un medico ha detto che «i piccoli con basse probabilità di sopravvivenza sono spesso lasciati morire a causa di forniture mediche limitate». Anche per questo, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, dopo alcuni raid che hanno colpito due ospedali e un gruppo di persone in fila per la distribuzione del pane, ha ribadito che «colpire gli ospedali è un crimine di guerra».

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20 novembre 2018

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