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Valencia risponde
all’appello di Aleppo

· ​IRaccolta di fondi promossa dal cardinale Cañizares Llovera ·

 

Su richiesta dell’arcivescovo, cardinale Antonio Cañizares Llovera, tutte le chiese di Valencia destineranno il ricavato delle collette effettuate il 6 gennaio ai cristiani in Siria. In una lettera inviata per Natale ai parroci, il porporato invita a pregare intensamente per la pace nel paese mediorientale e a mostrare la propria solidarietà alla popolazione da lungo tempo sofferente. Cañizares Llovera ricorda la recente visita a Valencia dell’arcivescovo di Alep dei siri, Denys Antoine Chahda, e la sua testimonianza sulla guerra in Siria. Di fronte a questa situazione in cui «la pace continua a essere minacciata e spezzata nel Vicino oriente, nelle terre che hanno visto nascere Gesù, ovvero Palestina, Siria e, più specificamente, Aleppo», la diocesi di Valencia — scrive il cardinale — «vuole sentirsi e stare molto vicina al popolo siriano» attraverso le preghiere per la pace e le collette convocate l’1 e il 6 gennaio.
Dal canto suo monsignor Chahda ha detto che «nessun cuore umano può restare insensibile davanti a questa terribile disgrazia».
Per Cañizares Llovera, il vero messaggio di Natale, quello di cui il mondo ha sempre bisogno, è «arrivare a essere uomini della verità, del diritto, della bontà, del perdono, della misericordia, dell’amore. Dio è diverso e anche noi dobbiamo essere diversi, seguendo l’esempio di Dio, che non è altro che l’esempio dell’amore». In Spagna, come in tutto il mondo, il dono della pace va onorato e difeso attraverso precisi comportamenti all’insegna del perdono, della riconciliazione, della convivenza, ovvero «i grandi valori che la Chiesa ha proclamato e che la maggioranza degli spagnoli, in generale, ha sempre vissuto con intensità».
Ad Aleppo — ha raccontato monsignor Chahda all’organizzazione Aiuto alla Chiesa che soffre — «abbiamo vissuto per cinque anni sotto assedio. Senza il vostro aiuto non potremmo continuare a vivere. Ci sono ancora due vescovi e un prete italiano dispersi». Per questo anche Aiuto alla Chiesa che soffre ha deciso di lanciare una campagna per sostenere i cristiani, che in Siria non superano i 700.000 fedeli», anche se nel 2011 rappresentavano il 10 per cento dei cittadini.

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