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Il grido di Aleppo

· L’assemblea dei vescovi cattolici della città siriana implora la fine delle violenze ·

Un grido più che un appello. È il messaggio che l’assemblea dei vescovi cattolici di Aleppo ha rivolto in queste ore «alle coscienze di chi progetta e chi esegue questa guerra», implorando ad alta voce «Basta!» per «amor di Dio» e «per misericordia degli uomini». Nel loro messaggio — diffuso dall’agenzia Fides — i presuli offrono parole di consolazione e speranza agli abitanti della città martire siriana, di nuovo stravolta dal riacutizzarsi del conflitto che dopo poche settimane di tregua è tornato a infierire sulla popolazione civile, sia nei quartieri controllati dal Governo che in quelli dove sono insediate le milizie ribelli. «Noi siamo figli della Risurrezione, figli della Speranza, e crediamo fermamente — affermano i vescovi — che queste sofferenze non andranno a vuoto: sull’esempio dei santi e dei martiri, le uniamo con la Passione di Cristo, perché diventino sofferenze santificate e santificanti, per la pace in Siria e la salvezza della nostra città».

Aleppo — conferma all’agenzia del Pime Joseph Yeghia, responsabile della comunicazione della Caritas locale — è «sotto attacco», in molte zone della città «sono caduti molti colpi di mortaio, bombe», due delle quali hanno sfiorato la sede della Caritas, situata nella porzione di territorio sotto il controllo governativo. Secondo le ultime stime diffuse dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (ong con base a Londra ma con una fitta rete di informatori sul terreno), le vittime degli attacchi dell’ultima settimana sarebbero almeno duecento. Yeghia racconta di una popolazione spaventata, che però «desidera continuare a restare qui e andare avanti con la propria vita. C’è la speranza di vivere qui, nessuno vuole andarsene». I volontari Caritas vanno in giro per gli ospedali, raccolgono informazioni per capire come aiutare a curare i feriti e a rispondere alle emergenze. Oltre alla struttura di «Medici senza frontiere» nell’area in mano ai ribelli anche due ospedali dei quartieri governativi sono stati oggetto di attacchi a colpi di mortaio. «Vogliamo solo la pace per il nostro Paese, per la Siria — conclude il rappresentante di Caritas Aleppo — perché non ce la facciamo più a vivere così dopo cinque anni. Chiediamo alla comunità internazionale di far cessare la guerra. E, a voi cristiani d’Occidente, chiediamo di pregare per noi. Abbiamo solo bisogno delle vostre preghiere, non cerchiamo altro se non che Dio ci doni la pace».

Dalla città martoriata giunge anche la testimonianza dell’arcivescovo di Alep degli Armeni, Boutros Marayati, il quale all’agenzia Fides osserva che «tutti gridano “salvate Aleppo” e intanto Aleppo sta morendo. La chiamano “guerra civile” e intanto a pagare il prezzo più alto sono proprio i civili, da una parte e dall’altra, a cominciare dai bambini». Considerazioni amare quelle espresse da monsignor Marayati. I quartieri centrali di Aleppo (dove vive lo stesso arcivescovo), che sono sotto controllo dell’esercito governativo, sono stati investiti negli ultimi giorni da una pioggia di missili e colpi di artiglieria senza precedenti, provenienti dai quartieri controllati dai ribelli anti-Assad. Questi ultimi hanno a loro volta subito bombardamenti pesanti da parte delle forze governative. Colpi di mortaio, come detto, hanno colpito anche un ospedale sostenuto da «Medici senza frontiere», provocando circa cinquanta vittime.

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